lunedì 11 aprile 2016

Interno 1 - di Roberto Capocristi - Segnalazione Nuova Uscita

Buongiorno a tutti!
Come state?
Oggi vi segnalo un libro di Roberto Capocristi, autore del racconto "La Scelta" pubblicato qualche tempo fa.



Interno 1

di Roberto Capocristi



Sinossi:

Nell’estate rovente c’è un serial killer in città. E’ scaltro, si muove veloce e colpisce gli abitanti di un condominio di periferia. Gli investigatori brancolano nel buio e falliscono una cattura che sembra scontata. Gli unici indizi sono portati dalla somiglianza dei delitti con le scene cruente di una serie di libri che, guarda caso, sono opera di Luca Delfi, un giovane scrittore che vive proprio in quello stabile. Per lui si apriranno le porte del successo editoriale su larga scala ma, contemporaneamente, molti sospetti convergeranno sulla sua persona. Dovrà difendere sé stesso e la sua ragazza, prima dalla furia dell’assassino, poi dalle insinuazioni del capitano Diego Starelli, ufficiale dei carabinieri responsabile delle indagini. Nessun posto è abbastanza lontano, nessun luogo è sicuro. Luca dapprima fuggirà insieme alla sua amata, alla ricerca di una serenità che non riuscirà a trovare, poi dovrà tornare, per affrontare una verità incredibile.



Links:
Acquisto: 
Ebook 1: Streetlib
Ebook 2: Amazon

Pagina Facebook: Roberto Capocristi



Anteprima:

Marta Del Saio era seduta sulla poltrona in stoffa rossa, davanti alla TV accesa.
Nei piedi senza calze degli zoccoli bianchi e la gonna lunga, arrotolata fino sopra alle ginocchia.
Una camicetta a fiori slabbrata lasciava intuire in trasparenza i seni puntuti ed un grosso crocifisso in oro, appariscente quanto quell’orologio con il cinturino in coccodrillo. 
La vitiligine sulle gambe non rendeva giustizia alla sua giovane età, insieme a quei capelli di un biondo cinereo, secchi ed inconsistenti, che piovevano sulla faccia pallida e su quegli occhi acquosi e spalancati.
L’accesso alla camera era problematico, reso complicato da quella pozza di sangue che aveva allagato mezzo pavimento scorrendo fino alla porta di entrata.
Il suo vicino di appartamento bussò invano prima di prendere l’iniziativa di entrare: Marta lasciava sempre la porta aperta, sia che fosse in casa, sia che si trovasse nei paraggi. 
Il suo assassino doveva saperlo, tanto che nessun rumore era stato avvertito, né grida, né colluttazioni.
Luca Delfi si apprestò ad entrare annunciando ad alta voce il suo arrivo. 
Era rimasto senza sale quella volta, e non era la prima. 
Sfacciato, si rivolgeva sempre alla dirimpettaia quando la sua scorta di qualcosa arrivava al fondo, salvo poi dimenticarsi di risarcire il prestito almeno una volta su due. 
Dopo il pianerottolo, dove rimaneva un sottovaso abbandonato, testimone di quell’ultima proprietaria che aveva tenuto al decoro delle parti comuni, spinse la porta e attraversò il piccolo disimpegno dell’alloggio, appena illuminato dalla luce del soggiorno. Sentì il presentatore ad alto volume, che sottoponeva al concorrente una serie di parole collegate fra loro da un filo invisibile, che quella sera valeva sessantamila euro. 
Bussò al vetro in modo deciso ma non ottenne risposta. Quando entrò nel soggiorno, salutando sonoramente, si rese subito conto che qualcosa non funzionava.
Sotto le suole una sensazione di viscido, ed un liquido tiepido che si era subito insinuato nei sandali, inzaccherando le dita dei piedi. Nell’aria un odore dolciastro e quella testa, reclinata su un lato in modo innaturale. Un fiumiciattolo rosso aveva disegnato il suo corso, scendendo a cascata lungo il braccio sinistro che ancora gocciolava, poi aveva seguito la pendenza di quel pavimento fatto male, fino a lambire la soglia. 
Gridò, o almeno credette di farlo.
In preda al panico si rifiutò di proseguire, come se l’assassino fosse ancora all’interno di quelle mura. Terrorizzato guadagnò nuovamente il pianerottolo, dove l’ascensore stava partendo, ignorante come una ghigliottina confusa dietro ad un vetro. Si inciampò nello zerbino che volò fino al lato opposto, andando a sbattere contro il battiscopa e a mostrare beffardo la scritta “welcome”, stampata in caratteri cubitali verdi. Avvertì il dolore al ginocchio molto dopo la caduta, quando la sua mente, instupidita e confusa, tentò di attribuire una similitudine accettabile a quel rumore della rotula contro il marmo. 
Nella confusione imperante che stava sbriciolando il suo cervello, due certezze si erano allineate e coperte secondo un rigore marziale: la prima era che quella sera non avrebbe mangiato cena, né salata né insipida, l’altra che qualcuno aveva reciso la gola alla sua vicina di casa, e il fatto doveva essere appena accaduto....

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