domenica 18 ottobre 2015

Legione - Susanna - di Simona Colombo - Segnalazione Nuova Uscita

Oggi vi voglio segnalare una serie di libri, si tratta della serie Legione scritta da Simona Colombo.
In uscita il terzo volume:



Legione - Susanna 

di Simona Colombo





La saga di Legione si sviluppa in cinque libri. I primi due sono già pubblicati, il terzo è in uscita in questi giorni, i successivi sono attualmente in lavorazione.
Ogni episodio ha un diverso protagonista e si svolge in differenti epoche e ambientazioni. Il filo conduttore che lega questi cinque romanzi è la Legione Segreta un'organizzazione mondiale millenaria che si occupa di risolvere misteri naturali e soprannaturali. 
Ogni avventura, autoconclusiva, tratta temi differenti: River descrive l'ingresso di un ragazzo nella Legione Segreta e l'impatto di questa scelta sulla sua vita; Gabriel è incentrato sul progetto Vespro per i viaggi nel tempo; Susanna tratta del progetto Orizzonte sui viaggi interstellari; Oliver esplorerà il mondo dei sogni e delle cospirazioni; Maya, ultimo libro della saga, segnerà la conclusione di tutte le trame raccontate nei precedenti in un mondo post-apocalittico.




Quarta

Susanna è la protagonista del terzo episodio della saga. Il suo straordinario sesto senso matematico attira l'attenzione della Legione Segreta che la coinvolge nel progetto Orizzonte. Prelevata dal luogo di un terribile incidente, dal quale si risveglierà dopo diciannove anni, Susanna viene addestrata su un'isola misteriosa, insieme all'equipaggio che partirà con lei per una missione epocale: creare una rete di avamposti interstellari che apriranno la strada all'esplorazione dell'universo. Dagli abissi marini a quelli spaziali, la sua storia si intreccerà con quelle di nuovi legionari, ma vedrà anche tornare in scena Tim, con una nuova barca, River, che ha ripreso il suo posto nella Legione Segreta, e un giovane Gabriel Walken al suo primo incarico come reclutatore nel 1994.


Link

Sito autrice con link acquisto: www.scrittiapenna.it


Anteprima:


Anno indefinito – Ragnatela cosmica



Dopo due anni e diversi salti spazio-temporali, Ksadhoom aveva perso l'aspetto splendido del giorno in cui era partita. I corridoi dell'astronave erano malamente illuminati, il distorsore aveva bisogno di tempo per ricaricarsi e assorbiva gran parte dell'energia dai generatori. Non era insolito un calo di tensione in seguito al lancio di una biosfera, ma la nave sembrava stanca quanto il suo equipaggio, uscito da un turno di ventisei ore. Come il sistema elettrico, anche i nervi di Susanna erano scarichi mentre si sfilava i pantaloni della divisa.
Una coppia di stelle rischiarava l'interno del suo alloggio con un alone azzurro. Ripiegò i pantaloni sulla poltrona davanti alla scrivania, dove aveva lasciato il suo diario. L'avrebbe aggiornato più tardi, pensò, mentre si gettava sul letto. Cadde in un sonno profondo, con i capelli biondi aperti come un ventaglio sul cuscino e addosso soltanto una maglietta scolorita. Vedendola immobile, con un braccio che penzolava dal letto e la pelle così pallida, si sarebbe pensato che fosse morta.
Al polso portava un sottile bracciale argentato che, tra le altre cose, monitorava i suoi parametri vitali e comunicava con i bracciali dei suoi compagni. Prima di chiudere gli occhi, Susanna l'aveva spento. Desiderava isolarsi nel silenzio della sua stanza, smettere di ascoltare le voci delle persone e i suoni della nave, smettere di veder lampeggiare l'allarme per le troppe ore consecutive senza riposo, spegnere il bracciale, spegnere il cervello, dormire.
Un'intera parete della cabina era costruita in metallo trasparente e offriva un'incredibile vista sull'esterno. Corpi celesti nati dalla fantasia della natura riempivano il panorama, contro l'oscurità di quel cielo perennemente notturno. Ammassi stellari, pianeti rocciosi, giganti gassosi e scie di asteroidi galleggiavano nella luce delle stelle gemelle. Dicevano che, dopo un po', si sarebbe abituata alla vita nello spazio, ma, nonostante le meraviglie che poteva osservare ogni giorno, a Susanna mancavano i paesaggi del suo pianeta. Le mancavano le stagioni, gli odori, la pelle abbronzata dal sole, nuotare nel mare, percorrere un sentiero di montagna. Non era la stessa cosa vederli in foto o nei filmati che si era portata dietro. Forse stava sognando la pioggia, le albe e i tramonti. Forse era troppo esausta per sognare.
La sesta biosfera era stata lanciata, ne mancava soltanto una e, terminata la missione, il salto successivo avrebbe riportato a casa l'equipaggio, ormai ridotto a pochi elementi. Erano partiti in più di ottocento, poi, man mano che venivano installate, le colonie si portavano via folti gruppi di persone, lasciati a gestire quegli avamposti siderali, in attesa del passaggio di altre navi.
In realtà, Susanna e i suoi compagni non avevano ancora deciso se rientrare o meno. Ogni salto li aveva portati più lontano, distorcendo il tessuto dello spazio-tempo. Per loro erano trascorsi due anni, ma sulla Terra avrebbero potuto essere cinque, venti o mille. Lo stavano ancora calcolando. Inoltre, dal momento della partenza, un guasto inspiegabile aveva interrotto le comunicazioni con la base. I membri della missione erano andati avanti secondo il programma stabilito, sperando di ripristinare i contatti, ma non potevano sapere cosa li aspettasse a casa. Sempre che ci fosse ancora qualcuno ad aspettarli e che ci fosse ancora una casa.
Susanna dormiva da un paio d'ore, quando un uomo con la divisa blu del reparto comunicazioni bussò alla porta.
«Comandante.»
Impiegò qualche istante a rendersi conto che quella voce non proveniva da un sogno. Sollevò le palpebre con grande fatica e si tolse una ciocca di capelli dal viso. Si accorse di essere sudata, il suo breve sonno doveva essere stato agitato.
L'uomo la chiamò di nuovo, continuando a bussare, mentre Susanna si rimetteva i pantaloni.
«Ti ho sentito. Arrivo.»
La porta della cabina emise uno sbuffo e si ritirò nella parete, presentando l'espressione entusiasta del seccatore che esclamò: «Sono riuscito a recuperarlo!»
«Cosa?» domandò, appoggiando una mano allo stipite.
«Il messaggio danneggiato. Quello ricevuto durante il primo salto» spiegò orgoglioso, porgendole un cilindro nero delle dimensioni di un mignolo.
Quella notizia la risvegliò del tutto. Susanna prese in consegna il piccolo oggetto e lanciò un'occhiata all'uomo che si affrettò a dire: «Oh no, non l'ho ascoltato. Era indirizzato a te e potrebbe essere un messaggio riservato. Mi sono limitato a ricostruire la traccia audio. Purtroppo quella video è troppo rovinata.»
«Va bene» disse, congedando quello che da seccatore si era trasformato in un mezzo eroe «è già molto. Ti ringrazio.»
Mentre la porta si chiudeva, si sedette alla scrivania e infilò il cilindro nel lettore, così impaziente ed eccitata da dimenticare la stanchezza. Conteneva qualcosa di molto prezioso: l'ultimo messaggio dalla Terra, rimasto sospeso da qualche parte tra l'universo e il ricettore dell'astronave per un tempo indicibile.
Sul display comparve una linea luminosa che si piegò in una serie di onde e il messaggio cominciò: «Susanna, ascoltami bene...»
Riconobbe subito quella voce e le si formò un nodo in gola, stretto dall'immane forza dei ricordi. Per un istante, fu come se tutta la nostalgia accumulata durante il viaggio stesse premendo dietro i suoi occhi per farla piangere. Avrebbe voluto vedere quella persona, toccarla, parlarle. Il piacere di aver ritrovato un delizioso frammento di casa, purtroppo, durò ben poco perché il contenuto di quel messaggio si rivelò spaventoso.
Susanna scattò in piedi e si precipitò nel corridoio. Afferrò una delle maniglie rosse disposte lungo le pareti e azionò l'allarme generale. Corse su per le scale, mentre attraverso il bracciale cercava di chiamare il suo collega: «Cazzo, Dyon! Rispondi!»
Se non avesse bloccato il caricamento del distorsore, lei e i suoi compagni sarebbero stati condannati a morte.

2 commenti:

  1. Grazie per la segnalazione. Aspetto con grande curiosità la recensione del primo volume!

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