sabato 10 ottobre 2015

Le foto di Tiffany - di Roberta Andres - Segnalazione Nuova Uscita

Buongiorno!
Oggi condivido una nuova segnalazione:

Le foto di Tiffany

di Roberta Andres





Quarta


Tiffany è una bella trentenne, giornalista, che vive a Bologna. Un giorno riceve sul suo smartphone un inquietante messaggio, accompagnato da una sua foto, che la ritrae di spalle, nuda. Si tratta di lei, senza alcun dubbio, è riconoscibile da un tatuaggio, un’iris, alla base della schiena. Ma chi le ha scattato quella foto? Non sarà quello l’unico messaggio del genere e la ragazza, dapprima inquieta, poi sempre più curiosa di conoscere l’identità del misterioso stalker, si metterà a indagare per risalire all’autore di quelle foto che la fanno sembrare così bella, così sensuale…
Il ritmo di un thriller, il sorriso di un erotismo leggero.

Biografia


Nata nel 1965, vive vicino Pescara con i suoi due figli. Insegna materie letterarie nella Scuola secondaria e dal 2009 Scrittura creativa presso la Facoltà di Psicologia a Chieti. Ha pubblicato due raccolte di racconti (“Due estati a Siena” e “Margherita e gli altri”) e partecipato a varie antologie tra cui l'ultima in ordine di tempo è “Amore e morte” (EEE, 2014) con il racconto “Io resterò farfalla”. Ha vinto alcuni concorsi di narrativa e associazioni di Pescara e Vimercate (MI) hanno organizzato readings dei suoi racconti. Ha collaborato con riviste di letteratura, didattica e psicologia (Culturiana, Italialibri.net), curato la rubrica “Letteratura e psicologia” sul sito di Pagineblu e pubblicato articoli sul sito ewwa.org.
A settembre è uscito il suo primo romanzo, “Le foto di Tiffany” edito da EEE di Torino.



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Sito vendita: Edizioni Esordienti

Pagina fb autrice: Roberta Andres

Pagina fb libro: Le foto di Tiffany



Incipit


Tiffany usciva frettolosamente dalla redazione del quotidiano in cui lavorava da quattro anni, le braccia ingombre di pacchetti e di buste di varie dimensioni, la borsa del computer a tracolla: era andata a fare shopping nella pausa pranzo, in vista del prossimo matrimonio del padre. Era il tramonto; di solito non finiva mai di lavorare così presto, ma quella sera era riuscita a chiudere gli articoli prima del solito e già pregustava una serata in solitario relax a casa coi gatti, stesa sul divano davanti alla televisione in compagnia di una pizza da asporto, una porzione di patatine fritte e una panna cotta ai frutti di bosco.
Quando il telefono vibrò nella tasca si confuse un momento rischiando di inciampare, cercò di liberare una mano dai pacchetti per prenderlo e controllare chi fosse, poi imprecò tra i denti dandosi dell’imbecille, per la sua mania di essere sempre reperibile e disponibile per tutto e tutti, che le causava attacchi d’ansia quelle rare volte che non riusciva a esserlo! Respirando profondamente decise di aspettare almeno di essere in automobile, seduta comodamente, prima di leggere il messaggio che era arrivato, anche perché sarebbe stato quasi impossibile farlo, a meno di sedersi sui gradini del palazzo e spargere la quantità di oggetti che aveva in mano per terra intorno a sé, rischiando di far inciampare i colleghi che uscivano e dando un ben strano spettacolo ai passanti!
Era tipico del carattere di Tiffany correre alla velocità del mondo che le turbinava intorno, inseguirlo senza mai riuscire a imporre un tempo suo proprio e a “staccare”, assecondando le proprie esigenze e i propri ritmi. Forse proprio per questa sua maledetta tendenza era finita a lavorare nella redazione di un quotidiano, dove i tempi di lavoro erano velocissimi, la vita privata veniva messa da tutti in secondo piano e si correva all’impazzata, inseguendo l’ultima notizia, il titolo, l’informazione necessaria a chiudere la pagina. Lei lavorava alla Cultura, dove gli eventi erano per lo più programmati e routinari, il lavoro più riflessivo di quanto non avvenisse per la Cronaca, ma comunque viveva molte ore della sua giornata, da anni, in un ambiente in cui fare le cose con calma era considerato impensabile e anche un po’ colpevole!
Rimuginando si diresse verso l’automobile parcheggiata poco lontano, sforzandosi di non accelerare i passi sul selciato; era una sfida con se stessa, una di quelle che si imponeva almeno una volta al giorno da quando aveva capito quanto questa sua caratteristica la facesse soffrire e non servisse a nulla se non a diventare succube di tanti che, incontrati lungo il cammino, ne avevano approfittato.
Dopo aver frugato nella borsa in cerca delle chiavi della macchina, per una manciata di secondi che

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