giovedì 1 ottobre 2015

Il Segreto di Punta Capovento - di Lidia Del Gaudio - Segnalazione Nuova Uscita

Buongiorno a tutti!
Oggi vi segnalo un nuovo libro romantico:


Il Segreto di Punta Capovento

di Lidia Del Gaudo 



Sinossi


Giulia e Ted si sono separati bruscamente tre anni prima e le loro vite sono ormai un disastro. Lei è finita nella spirale della depressione, lui condivide sesso e avventure con Walter, amico suo da sempre. Al risveglio in ospedale, dov’è arrivata per una overdose da farmaci, Giulia ripensa al racconto che Capitan Nadìr, padre di Ted, le ha fatto su Sensini, piccolo borgo di mare, incastonato sul promontorio di Punta Capovento. Si tratta di una leggenda che potrebbe aiutarla a ritrovare sé stessa e l’amore perduto e per questo decide di farsi accompagnare a Sensini da Ted con il pretesto di una vacanza. Il soggiorno pare avere un benefico effetto, tante vecchie incomprensioni sembrano mitigarsi e l’amore torna a infiammare le notti dei due innamorati. Qualche settimana dopo, però, li raggiunge Walter, preoccupato dal silenzio dell’amico. Rivedere Giulia è uno shock anche per lui, soprattutto gli rimorde il ricordo della segreta notte di passione che ha trascorso con Giulia qualche tempo prima. Dopo una gita in barca, nella quale Giulia cercherà di far vivere la leggenda, ma che quasi costerà la vita a tutti e tre, il tradimento verrà confessato e le illusioni si infrangeranno di nuovo. Ted cercherà di chiudere per sempre la sua infelice storia, senza sapere che la magia del promontorio sta facendo il suo corso, come già avvenuto per i suoi genitori quarant’anni prima.





“Torna a rannicchiarsi sul letto in cerca di una dolcezza senza sogni, nella quale può sentire la voce di Nadir. Avverte quasi il dondolio ipnotico della barca mentre lui racconta, il riverbero del sole, la profondità del mare, la leggenda dell’acqua, Punta Capovento, il suo segreto. Quel ricordo le è tornato in mente appena si è svegliata in ospedale e non se ne è più andato. È quello che le ha dato la forza di arrivare fin lì.”



La storia scorre tra ricordi forti e indelebili, passioni mai spente e amicizie tradite, fino alla conclusione dai risvolti fantastici in cui il rapporto con la natura diventa metafora di pace interiore e di immortalità, velato omaggio all’Orizzonte perduto di Hilton.



Biografia

Nata a Napoli sotto il segno della bilancia, si è laureata in lettere filosofia e ha lavorato per molti anni nell’ambito della selezione e formazione del personale di una grande azienda di servizi, utilizzando le parole per stilare disposizioni aziendali e Accordi Sindacali. Le inclinazioni artistiche sono un dono a cui non si può rinunciare, però, quali che siano le ipotesi di vita che ci si trova a percorrere. Ed ecco che nel frattempo dipinge e scrive poesie e racconti raccolti poi in varie antologie e, nel 2014, il primo romanzo.


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Anteprima

Capitolo 1
(Giulia)



(Roma, Novembre 2008)


Il buio le oscura i pensieri. Ha sognato di essere alla deriva dentro un temporale, poi la barca s'è rovesciata e lei è caduta in acqua, sempre più giù, la sensazione di soffocare. Prende le compresse dal comodino, ne ingoia due senz’acqua. Rivolge lo sguardo al telefono grigio, nascosto dietro il lume acceso. Prova ad alzare la cornetta, ma ci ripensa, barcolla fino al bagno, beve un sorso d’acqua dal palmo della mano e solleva la testa per osservarsi allo specchio. Quel che vede non le piace: ha l’aspetto bianco e lucido d'una maschera di cera, spenta, inespressiva, contornata da nulla, perché neanche i capelli ci sono più, ridotti a piccole ciocche inconsistenti, irregolari. Un riflesso viola dilaga intorno agli occhi come una folle spruzzata d'ombretto e lo stesso effetto scuro compare tra l'incavatura delle guance. Si sottrae in fretta, non vuole credere d’essere proprio lei. Pensa che sia colpa di quella stupida lampadina. O di quelle ancor più stupide pillole che l'allontanano sempre più dalla realtà.
Torna a rannicchiarsi sul letto in cerca di una dolcezza senza sogni, nella quale può sentire la voce di Nadir. Avverte quasi il dondolio ipnotico della barca mentre lui racconta, il riverbero del sole, la profondità del mare, la leggenda dell’acqua, Punta Capovento, il suo segreto. Quel ricordo le è tornato in mente appena si è svegliata in ospedale e non se ne è più andato. È quello che le ha dato la forza di arrivare fin lì. Si rimette in piedi smaniosa: dalla finestra, una strada larga e silenziosa, deserta a quell'ora di notte. L'aria è umida e fredda e il fiato si condensa contro il vetro. Anche se l'alba pare ancora lontana, l’orologio dice che non dovrà aspettare molto. Comincia a prepararsi, non possiede che un paio di jeans e la maglia che indossa, i farmaci. I soldi di Ferrari li ha spesi tutti, pur di liberarsene ha comprato degli occhiali da sole cerchiati di tartaruga: dietro i vetri scuri sente di poter nascondere lo sguardo disperato che lo specchio del bagno le ha rimandato poco prima. Mette da parte anche le ricette che lui le ha fatto. È stato bravo, dopo tutto, ha capito come prenderla, come farla parlare. Ma lei voleva proprio che qualcuno l’ascoltasse, e, durante i colloqui in ospedale, è riuscita a raccontare anche della morte di Maria Pia, di quella mattinata calda e luminosa e di come le fosse sembrata fuori luogo, stonata. Tra la gente che affollava l'ingresso dell'Accademia, tra allievi e musicisti, aveva intravisto Ornella e molti dei vecchi colleghi, ma s’era nascosta per non incontrarli.
Non era neppure riuscita a piangere, ma solo a ingozzarsi di schifezze per poi finire al pronto soccorso.
Poi l’hanno dimessa, Ferrari l'ha rincorsa per strada, guidandola fino alla sua auto parcheggiata poco distante e lei, incapace di dare un significato a quanto stesse facendo, l'ha seguito. Non si è rifiutata, non ha nemmeno tentato, pensando che quella fosse una soluzione scontata. Non ha prestato attenzione alle strade che percorrevano, né avrebbe saputo dire come si chiamava l'albergo dove si sono fermati. Lui l'ha preceduta per le scale e le ha aperto la porta. Ricorda di aver appoggiato la borsa su una struttura di ferro con le strisce di pelle chiara e non ha avuto più nulla da fare.
“Allora, che ne pensi? Puoi anche restarci un paio di giorni, se ti va”, ha detto lui, passandole una sigaretta accesa. Non le è mai piaciuto il tabacco e si è sempre rifiutata di fumare per disciplina, come voleva la sua maestra di danza. Però in quel caso ha accettato la sigaretta e ne ha aspirato una boccata. Il fumo le ha invaso bocca e gola, mozzandole il respiro. “È un po' forte”, l’ha subito restituita, il sorriso incerto. Lui è sembrato divertito, l’intensità dello sguardo l'ha imbarazzata, ha cercato di sfuggirvi deviando l’attenzione sulle pareti tappezzate di carta a fiori azzurri e un piccolo armadio bianco. Sul tavolino una guida di Roma. L'ha presa in mano illudendosi che dopo tanto tempo potesse anche comportarsi da turista.
Ferrari intanto ha spalancato il piccolo frigo bar e, piegato sulle ginocchia, ha chiesto cosa volesse bere. Immediata la sensazione di non poter mandare giù niente, quel blocco impediva ogni accesso, nemmeno la pietà sarebbe passata. Poi, si è ricordata d'essere fatta di carne e ossa, con una bocca, un gusto, il deglutire. “Non lo so, vedi tu, una cosa qualunque”. Ha preso il bicchiere di plastica trasparente con sincera indifferenza; ne ha bevuto un sorso e si è chiesta se stare lì ad aspettare che uno sconosciuto le mettesse le mani addosso potesse essere considerata una cosa naturale. Lui era simpatico, il fisico ben piantato, gli occhiali tondi da intellettuale. Non le ha dato noia che s'avvicinasse dondolando la testa: “Insomma, non posso credere che tu non abbia nessuno che si prenda cura di te o che ti stia aspettando.” E quando è stato a un solo passo, le ha sfiorato la gola con le dita: “Sei molto bella, lo sai?”
Un abbraccio ingenuo, dolce, dita tiepide le hanno sbottonato la maglia, si sono intrufolate per accarezzarle il seno. Il calore di quelle mani sulla pelle gelata l’ha rinfrancata. Poi, le cose si sono complicate, lui ha cercato di spogliarla e lei ha cercato di sottrarsi.
“Sta’ tranquilla”, il tono dell’uomo è diventato avido di desiderio, le mani hanno frugato nelle tasche dei pantaloni. “Ecco, vedi? Non c'è paura.” E le ha mostrato la bustina col preservativo. “Basta fare le cose per bene.”
È rimasta così sbalordita da non trovare la forza di replicare. Si è lasciata invadere da baci e carezze, da lui. “Sto sognando”, ha pensato, “non sta succedendo davvero, non è questa la mia vita, non sono io.” E si è tenuta fuori da sé, lontana da quel posto, spettatrice di qualcosa che accadeva a
un’altra persona. Alla fine Ferrari si è abbandonato con un sospiro pesante e quel corpo sconosciuto che premeva addosso l’ha infastidita. È scivolata da un lato e si è alzata, infilandosi subito il maglione come unico posto sicuro nel quale rifugiarsi. Lui ha incrociato le braccia sotto la testa, si è acceso un’altra sigaretta, poi le ha fatto la domanda che si aspettava. La sola ragione per cui ha sopportato di farsi maneggiare e violare da quell'uomo. Ha risposto e gli ha voltato le spalle. Il sospiro di lui l'ha raggiunta rumoroso, insieme allo stropiccio della carta, al pressare della penna sul foglio, una mano che ha cercato le sue per mettervi le ricette ripiegate. E del denaro.
“Cerca di non esagerare.” Il bacio stampato sulla fronte come il timbro d’un rimorso. Ha contato le banconote senza provare alcuna emozione, valutando quanto sarebbe servito per pagare la camera, almeno un’altra notte. In strada ha camminato tenendosi a ridosso dei fabbricati, fino alla farmacia più vicina, facendo attenzione a non dimenticare il percorso per tornare indietro. Ha comprato i farmaci e, in un grande magazzino lì accanto, della biancheria intima, semplice, pulita. Gli occhiali da sole. È stato quasi un miracolo riuscire a ritrovare l’albergo, è entrata ansimante nel piccolo bagno piastrellato di verde acqua. Ha aperto la bustina dello shampoo con sopra stampata una «H» di hotel tutta ghirigori, e ha infilato la testa sotto il rubinetto del lavandino, rovesciando i capelli in avanti con un movimento del capo che le ha procurato le vertigini. Solo un momento per osservare i riflessi ramati, poi ha tagliato via tutto, ciocca dopo ciocca. Punto e a capo.

È pomeriggio quando si decide a telefonare. Le dita sottili hanno le unghie mangiucchiate come quelle dei bambini, digitano il numero sulla tastiera del telefono, qualcuno risponde, riconosce la voce, l’ansia cresce. Forse non è giusto coinvolgere anche Ted, ma farebbe qualsiasi cosa per di tornare a Punta Capovento.


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