giovedì 6 agosto 2015

Recensione: La lunga estate calda del commissario Charitos, di Petros Markaris


Si può dire che il libro sia il migliore amico del viaggiatore? Sì: una valigia si compra, un bagaglio a mano si raffazzona al duty free, un biglietto aereo si vince al gratta e vinci; ma un libro può svelare gli angoli segreti di un Paese che nessuna macchina fotografica ha mai documentato.
I gialli di Petros Markaris sono proprio quel tipo di libri che stanno nella tasca del viaggiatore e che lo guidano, alla scoperta di una Grecia che ha un immenso bisogno di essere raccontata da capo: senza quell'aura di mitologia e classicità che gli studi liceali le attribuiscono, ma anche senza troppi bilanci economici. Markaris preferisce partire dalla storia recente e dalla cartografia vera, descrivendo le strade di Atene, i suoi caffè e i suoi locali con un'immensa cura per i particolari (tanto che si potrebbe segnare il percorso delle auto su una cartina). Anche i personaggi si sono lasciati alle spalle Platone e Aristotele, e non s'interessano granché della grande politica, preferendo fare la parte del greco medio che adora il souvlaki.

"[...] non faccio altro che sentir minacciare il prestigio del paese, che però rimane inalterato, non so   se perché è talmente alto che nulla può turbarlo o perché è talmente basso che più di così non può scendere." 

In tutti i libri ritroviamo una costellazione fissa di personaggi: il protagonista e narratore in prima persona è il commissario Chostas Charitos, un impasto perfettamente riuscito di semplicità, acume e disarmante autoironia. Vive con sua moglie Adriana, che adora due cose: passare le ore a guardare la TV, e tenergli il broncio. Sua figlia Caterina, invece, studia giurisprudenza a Salonicco ed è la gioia per entrambi. Attorno a loro si muovono Ghikas, il superiore del commissario, e i giornalisti di cronaca nera, che Charitos detesta delicatamente ma con i quali deve sforzarsi di avere continuamente a che fare.
In ogni libro il commissario, che è a capo della Sezione Omicidi, si trova a dover risolvere un caso diverso, che però non è mai un omicidio a sé stante ma si intreccia con un quadro più complesso della società e della storia greca contemporanea. In questo libro i casi da risolvere sono due: da un lato c'è un gruppo di terroristi di estrema destra che ha dirottato una nave salpata per Creta (su cui si trova anche Caterina!); dall'altro, un serial killer che vuole ripulire la Grecia dal mondo corrotto della pubblicità e dei mass media. Insospettabilmente, sembra che i due casi possano essere collegati ...

"In fondo, in ogni lotta, battaglia o scontro, ci sono tre vincitori: la stanchezza, il sonno e la morte."

Ho scelto di recensire questo libro perché è particolarmente ben costruito, sa intrecciare una trama ben congegnata a riflessioni di tipo socio-politico e agli sviluppi psicologici profondi dei diversi personaggi. E perché mi ha davvero accompagnato durante il mio breve soggiorno in Grecia, e mi ha davvero aiutato a scoprire la faccia di un Paese che altrimenti sarebbe rimasta sconosciuta alla mia anima da turista per caso. Tuttavia, la maggior parte di quello che ho scritto sarebbe applicabile anche agli altri appartenenti alla collana; e sottolineo che sarebbe meglio approcciarsi alla lettura di questo capitolo della serie avendo già letto almeno il primo, "Ultime della Notte", nel quale vengono presentati i diversi personaggi e ci si approccia alla loro psicologia. Se si salta questo passaggio si rischia di perdere molto della bellezza de "La Lunga Estate Calda", che è un solido intreccio di vecchio e nuovo.
Consiglio questi libri a chi ama viaggiare, perché insegnano ad avere uno sguardo nuovo sulla società contemporanea, uno sguardo che deve essere attivo e attuale; a chi ama la Grecia; e ovviamente a chi ama i gialli. Per dirla con le parole di Camilleri:

"C'è il mio Montalbano e c'è la Grecia di Markaris. Questo è stato il grosso passo in avanti fatto fare al romanzo giallo".

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