martedì 7 luglio 2015

Margaret Doody - Aristotele e i delitti d'Egitto


Estate: chi è oppresso dagli esami, chi dal pensiero delle ferie inesistenti o lente ad arrivare, chi non sopporta il caldo e chi sorride al sole rovente, accoccolato su un comodo lettino in spiaggia o sul cocuzzolo di una montagna... ma tutti inevitabilmente finiamo davanti alla libreria e cerchiamo qualcosa che ci accompagni in queste lunghe giornate. Così ho fatto io, scegliendo un romanzo giallo ambientato nella meta (speriamo) delle mie vacanze: la Grecia. Già, il romanzo giallo ambientato in una località esotica è un cliché alquanto banale, ma questo è anche un romanzo storico dai forti legami con l'attualità
, e a un lettore attento può dare davvero tanto su cui riflettere.

«Può darsi che Atene sia stata una grande città in passato. Ma ormai ha fatto il suo tempo. E … perdonatemi! … è risaputo che il vostro paese, il vostro popolo, è una massa d’indolenti chiacchieroni. Chiacchieroni e piagnucoloni. Pieni di fantasia. Gli ateniesi vivono nel mondo dei sogni» […]
«Non posso discutere con voi», dissi. «Posso comprare. Non ci aspettiamo alcuna carità. Questa non è una richiesta di compassione».
«Con che cosa “comprerete”?», sghignazzò Cleomenes. «[…] se dovete comprare del grano, noi esigiamo una sostanziosa caparra. Dobbiamo vedere denaro vero».

Ammetto che, se le somiglianze con la situazione politica ed economica attuale in Grecia non fossero state così evidenti, probabilmente non avrei completato la lettura di questo libro giallo. Ma questa sua caratteristica di sconcertante attualità – non saprei dire fino a che punto voluta: il romanzo è stato pubblicato nel 2009, la crisi economica aveva già fatto sentire i suoi effetti a gran voce – mi ha permesso di arrivare in fondo alle sue 545 pagine e di scriverne una recensione.


Il libro appartiene a una collana di romanzi che hanno per protagonista Aristotele detective, ma si legge bene anche senza conoscere i precedenti. 
Ammetto di non essere un’amante dei romanzi gialli: gli unici che abbia davvero mai apprezzato sono stati gli intramontabili Sherlock Holmes di quel genio di Arthur Conan Doyle. E in verità l’impianto di questo romanzo di Margaret Doody li ricorda molto: abbiamo uno Stefanos, il dottor Watson della situazione, al quale capita un intreccio criminoso tra capo e collo, e un Aristotele, alias Sherlock Holmes, che grazie ad un misto di logica filosofica e furbizia riesce a salvarlo e a risolvere il mistero. La storia è raccontata in prima persona proprio da Stefanos, al quale va riconosciuto il merito di essere fra i pochi narratori in prima persona che il lettore non vorrebbe uccidere con le proprie mani dopo 30 pagine – nemmeno dopo 545: perché è moderatamente simpatico e conscio dei suoi limiti, e perché a tratti il lettore sembra capire gli avvenimenti meglio di lui. 
La trama è la seguente: siamo nel IV secolo a.C., l’inverno è alle porte ad Atene, e una grande carestia minaccia la sopravvivenza dell’intera città. Stefanos, ex allievo del Liceo di Aristotele, viene perciò inviato in Egitto, incaricato di avviare le trattative commerciali con il satrapo Cleomenes per ottenere scorte di grano. A questo scopo gli viene affidata una grossa somma. Durante il viaggio incontra Milziade-Focione, lo schiavo di Aristotele, inviato da quest’ultimo per proteggerlo. Tuttavia, in Egitto le cose non vanno come dovrebbero: mentre Alessandria si trasforma lentamente in una colonia greca, invasa da concittadini di Stefanos dalle mire oscure, una serie di omicidi e tentativi di furto rischiano seriamente di compromettere la riuscita dell’operazione.

«Pagherò il grano alle condizioni che ho appena concordato con voi».
«Oh, Stefanos di Atene! Che peccato che il prezzo sia salito alle stelle! State a sentire, non venderò grano a forestieri per meno di trentadue dracme a medimno […] Non do tutta la colpa a voi, è tipico degli ateniesi immaginare che per voi tutto debba essere facile. Voi non tenete conto della situazione […]».
«Pensate davvero di poter essere pagato trentadue dracme a cesto?».
«Non importa che lo pensiamo veramente. È a questo che mi riferisco quando parlo di una disparità tra compratore e venditore. A me non interessa se Atene comprerà tutto il suo grano altrove. Significherà solo che l’Egitto avrà una scorta più sostanziosa. L’Egitto deve essere al sicuro dalla fame».

L’accuratezza dell’ambientazione, delle descrizioni e perfino delle citazioni da testi antichi nascoste all'interno del racconto è assicurata dalle tre pagine di note in fondo al libro che rimandano agli studi letterari e filologici dell’autrice (ma niente panico, il libro rimane perfettamente comprensibile anche ignorandole). 
La trama però è forse troppo densa: non è particolarmente ingarbugliata e nemmeno inverosimile – quando si tratta di magheggi economici e meschine mire personali nulla è inverosimile – ma l’imprevedibilità e la sorpresa che dovrebbero caratterizzare un bel giallo risentono un poco della lunghezza e della quantità di personaggi che affollano la scena.
Tuttavia una buona lettura estiva, per chi è sotto l’ombrellone ma anche per chi, come me, aspetta con trepidazione nell'afosa pianura padana di salire finalmente sull'aereo che lo porterà al mare. 

Questa era la mia prima recensione, su questo blog ma anche in assoluto. Ringraziamenti vivissimi per avermi concesso questo ottimo e intelligente spazio, devo ancora farmi le ossa ma spero che la mia recensione sia piaciuta e sia stata all'altezza di quelle che l’hanno preceduta!

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