domenica 14 giugno 2015

Con L'Ultimo Respiro - Lorenzo Sartori


Bella invenzione, gli ebook: se ne stanno tranquilli nel cellulare, senza far la muffa, e ogni tanto li rispolveri e decidi che hai voglia di cominciarne uno: l'ultimo che mi ha tenuto compagnia nei miei viaggi in metropolitana è Con l'ultimo Respiro di Lorenzo Sartori.
Primo di una mini serie, disponibile solo in formato digitale, questo racconto si presenta come una fiaba: il conte Awira ne è il giovane protagonista, diretto alla corte del re Yudra, determinato a vincere il Gran Torneo che mette in palio la mano della principessa e la successione al trono. In mezzo s'interpone la foresta di Liwiz, con la sua nebbia perenne a la sua strega.

Il tema della foresta è il più importante: da qui prende avvio il racconto, qui si svolgeranno gli incontri (e scontri) determinanti nella narrazione; dal punto di vista pratico, questa importanza ci regala alcuni bei passaggi:

Sotto quello che sembrava un tetro spaventapasseri a guardia
di un lago incantato, stava la foresta di Liwiz.
Molte leggende e racconti raccapriccianti giravano su quella
foresta da cui non si levava mai la nebbia.
<< Sono le solite storie inventate per terrorizzare ingenui
viandanti. >> La voce di suo padre [di Awira] gli riecheggiò
nella mente, con la stessa intensità di quel giorno lontano.
<< Non credere a queste sciocchezze e, quando guiderai un
esercito, non permettere mai che i tuoi uomini diffondano la paura
raccontando storie senza senso. >> aveva aggiunto l'uomo
con un tono di rimprovero.

Un po' meno bello è stato intervallare questi scorci del primo capitolo con brani del passato di Awira, di suo padre e suo fratello, a cui è stato dedicato un flashback che occupa interamente il secondo capitolo: il problema non è nella storia in sé, che ho trovato drammatica e interessante, ma l'inserimento di una sottotrama in un racconto già di per sé breve (lo si divora in due orette scarse) e che quindi non aggiunge molto alla narrazione.

Strettamente connessa con la foresta è Neha, la strega di Liwiz: non è un'umana, come invece vuole le tradizione, bensì uno spirito immortale: non è cattiva né buona, si presenta come una bellissima ragazza in pericolo e ripaga il suo salvatore con la realizzazione di un desiderio. Awira non è certo il primo ad incontrarla e questo potrebbe complicare parecchio le cose al giorno del Gran Torneo.

<< Che ci fai, Neha, qua sola in questa foresta? Non mi sembra
un luogo adatto a una giovane fanciulla. >>
<< Io ci vivo. [...] non ho bisogno di una casa, la foresta è la mia casa.
Gli alberi sono i muri e la nebbia è il tetto che mi ripara. >>

<< [...] possiamo compiere atti di magia anche con l'ultimo respiro che ci rimane. >>

Proseguendo il suo viaggio verso Bima, capitale del regno e luogo designato per il torneo, Awira ignora bellamente il consiglio di Neha di evitare la Locanda dell'Orso Grigio, e qui incontra gli altri tre finalisti che aspirano al regno (e ben poco alla principessa, direi). Con molta, troppa, semplicità ci troviamo davanti tre farabutti pieni di barba, cicatrici, tatuaggi e birra, che cercano di intimorire il protagonista con la loro stazza e parole minacciose.

[...] quel rozzo personaggio, con lo sguardo torvo e dilatato
dall'alcol, l'indomani sarebbe stato un suo nemico, forse il
più temibile dei tre. Quando si sedette, il tizio alla sua sinistra,
con gli zigomi pronunciati e i capelli neri e lisci raccolti in una
lunga coda, si presentò.
[...] L'uomo alla sua destra alzò la caraffa colma di cervogia
in segno di saluto, mostrando con orgoglio l'avambraccio completamente
tatuato. Aveva i capelli rasati e una irriverente cicatrice che [...]
ne deformava i lineamenti.
[...] << Il mio nome è Gunthar. >> biascicò dopo essersi pulito
con l'avambraccio la barba unta di cibo.

Ora che vi siete fatti un'idea dei personaggi, ampliamo un po' il discorso:

<< Hai detto di aver incontrato anche la strega di Liwiz... >>
domandò timoroso il giovane conte. << Non le avete  fatto del male? >>
Gunthar batté nuovamente l'ascia sul tavolo facendo sobbalzare Samar e
scoppiò nuovamente a ridere. << Uh, qualcuno si è preso una cotta o sbaglio? >>
Awira cercò di schermirsi, ma Gunthar l'aveva visto prima impallidire
e poi stringere forte la mascella quando stava raccontando come
avesse eliminato la sua prima strega. Sapeva di averlo in pugno.

Tranquilli, è l'ultimo estratto!
Allora... il nostro simpatico Gunthar ha punzecchiato Awira e lui ci è cascato come un fagiano ubriaco. Non so cosa pensiate voi, ma in un mondo medievale visto dall'alto della nobiltà, come in questo caso, un ragazzino tale e quale ad Awira non può assolutamente reagire come un adolescente odierno, almeno non per amor di credibilità: anche se si è scettici, delle streghe si diffida comunque e non ci si innamora, e soprattutto non lo si dà a vedere davanti a tre tizi che, il giorno dopo, saranno ben contenti di spaccarti la faccia. È una reazione infantile che mi porta a riflettere sulle relazioni tra i vari personaggi.

Con la premessa che sia una fiaba, possiamo tapparci il naso e sorvolare sul colpo di fulmine, ma non possiamo farlo davanti al rapporto protagonista-antagonista: un simile crollo delle difese non è ammissibile per un guerriero, indipendentemente dall'età, tantomeno davanti a un altro più grosso e cattivo di te. Gunthar sarà infatti rapido ad approfittarne e Awira soltanto all'apparenza svelto ad agire.
Insomma, verso la fine Awira scivola nell'imbranataggine più totale, stile ragazzino al primo appuntamento, ed è per questo che il finale mi è sembrato un po' troppo "tirato fuori dal cilindro", seppure giustificato con dovizia di particolari; anche il tono ironico delle ultime battute stona con quella che è presentata come una "favola oscura".
Inoltre non so se avete notato che, nell'ultimo estratto, il POV balza da un personaggio all'altro: succede solo lì e nel penultimo capitolo, assieme ad altri flashback che rallentano il finale. Mi è dispiaciuto perché, complessivamente, lo stile è buono e scorrevole.


Ink Maiden

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