martedì 7 aprile 2015

Il Giorno del Drago - Mala Spina


Ecco a voi uno dei pochi libri che ho comprato davvero a scatola chiusa; in verità avevo già preso l'ebook da Amazon, ma leggere da cellulare è scomodo e il cartaceo tanto carino: ogni tanto bazzico il blog dell'autrice e, avendo apprezzato molti articoli, perché non buttarmi sul libro?
In verità non è un romanzo vero e proprio: è un racconto lungo (o romanzo breve, decidete voi come classificare 90 pagine), il primo episodio di una serie di cui il secondo è appena uscito.

Mala Spina si definisce "sognatrice di avventure e imbrattatrice di tele digitali": infatti oltre a occuparsi dell'universo fantasy, specie il buon vecchio sword & sorcery, si cimenta anche con la grafica digitale. Il progetto di Altro Evo, di cui il Giorno del Drago è il primo passo, unisce il racconto alle sue illustrazioni in bianco e nero.



Il protagonista è Gillean Conroy, marinaio della Strega di Qader, il mercantile più veloce dei mari meridionali. Nonostante la rigida morale di uomo del nord riesce a risvegliarsi sotto un tavolo, con mille puntini che gli danzano davanti agli occhi: che sia ubriaco fradicio è ovvio, un po' meno è il come si sia trovato in quella situazione. Ancora meno comprensibili sono i lividi blu sul corpo e i soldati che sorvegliano la Strega, inspiegabilmente deserta nonostante sia ormai mattina: la sbornia pesante certo non aiuta, tantomeno il clima rovente di un'affollata città del sud, piena di gente strana e posti ancora più strambi. 

Abbiamo cominciato la trama con Gillean, perciò parliamo un po' di lui: è un uomo di mare ma non certo un eroe, anzi. È tutto ciò che potete immaginare di anti-eroico: rimbecillito dall'alcol e dolorante per i postumi di quella che presume sia stata una rissa, si aggira per la città riscoprendo lentamente i poco piacevoli ricordi della sera precedente, ma senza svegliarsi abbastanza da potersi liberare dalla fortuna dell'ubriaco. Non c'è nient'altro dietro a ciò che combina, non in un fantasy che, pur ispirandosi al più trito motivo del marinaio in una città esotica alle prese con una faccenda molto grossa (un bel guaio, in questo caso), lo fa in chiave umoristica.

Da una piccola finestra, l'oste osservava ancora il marinaio
in mezzo al vicolo che girava su se stesso, nel chiaro tentativo
di raccapezzarsi e ricordare dove fosse il porto.
<< Marinai... La sera arrivano baldanzosi come se fossero tutti ammiragli,
raccontando più frottole di un politico e la mattina li dobbiamo tirare via
da sotto il tavolo. Che io sia dannato se passerò di nuovo una notte come questa. >>

Abbiamo per caso parlato di imbranataggine?

[Gil] Continuava a farsi largo tra la folla e le urla irritate di quelli
che si ritrovavano a terra, poi si voltò per un attimo; le facce paonazze
e furibonde dei soldati erano a meno di tre metri da lui, quando un carretto
gli tagliò la strada. Andò a sbattere il fianco e l'inguine contro il pianale,
ribaltandosi dentro un mucchio di fieno. Per un attimo il cielo diventò nero,
poi si colorò di quelle migliaia di stelline che aveva imparato a conoscere
bene e l'unica cosa che riuscì a fare fu di portarsi le mani fra le gambe.

Di personaggi ce ne sono molti, ma sono più che altro comparse: vediamo quasi sempre con gli occhi (annebbiati) di Gil e le interazioni con gli altri spesso si limitano a poche battute e molti flshback.

Lo stile si adatta al narratore, in terza persona quasi sempre (mannaggia!) limitata al nostro marinaio, non essendo né troppo scialbo ma neanche da scrittore raffinato, come avete letto negli estratti. L'ironia è tutta nelle situazioni, che sarebbero quasi normali se vissute da sobri, e nei comportamenti, non nel linguaggio stupido/volgare o, peggio ancora, alle scenette ridicolo-americane che riescono a rovinare potenziali capolavori come l'ultimo de Lo Hobbit [chiusa parentesi polemica].
Soltanto l'espediente dei flashback mi ha lasciata un po' perplessa: la sua funzione è quella di snebbiare la mente di Gil e anche quella del lettore, però assume un punto di vista molto meno limitato rispetto al resto. Sono comunque brevi e diluiti nella storia, perciò l'effetto "straniate" è abbastanza limitato.

Il giudizio finale è che l'ho trovato un libretto piacevolmente scorrevole (l'ho cominciato oggi in coda dal medico e ho scandalizzato le vecchiette quando mi sono messa a ridacchiare) e lo consiglio caldamente a chi non è mai stato attratto dal classico fantasy d'azione, vuoi perché troppo pieno di cliché ormai superati -deus ex machina e altre amenità- o per motivi suoi personali, ma anche a chi non sopporta altri generi e vuole comunque cambiare un po' aria.

Buona serata ragazzi :)
Ink Maiden

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