martedì 24 marzo 2015

I segreti di Nicholas Flamel l'Immortale - L'alchimista - Scott


Vi sarete imbattuti anche voi in questo libro, schiaffato fra i fantasy per ragazzi e quasi sempre l'unico fra i sei della saga a essere disponibile in quantità decenti: io l'avevo adocchiato da ragazzina ma, fedele al fantasy classico, avevo rimandato l'acquisto a tempo indeterminato. Bene, non l'ho ancora comprato: è stato un gentile prestito di un amico, dopo una discussione su magia e alchimia. Sarà all'altezza del nome che capeggia in copertina? No, non quello dell'autore...

Michael Scott classe '59, è un esperto in folklore e mitologia irlandesi: così tanto che, tra opere a tema, fantasy e fantascientifici ha pubblicato un buon centinaio di titoli. Quello di cui parliamo oggi è il primo della sua saga più famosa, pubblicata nel 2007 e conclusa nel 2012.


Siamo in California, in piena estate: i quattordicenni gemelli Sophie e Josh hanno trovato il loro bravo lavoretto estivo, rispettivamente in un bar e in una libreria ai lati opposti della stessa strada. Un bel dì davanti al negozio di libri si ferma un macchinone, nero come gli uomini che scendono ed entrano. Dal bar, Sophie vede soltanto le vetrine esplodere e Perry, la moglie del libraio, venire rapita e portata via; dallo scantinato, Josh sente puzza di menta e uovo marcio e vede libri volare e scaffali frantumarsi, e riesce pure a strappare due pagine del piccolo libro che Nick, il libraio, porta sempre con sé ma non riesce a salvare dagli uomini in nero. I gemelli pretendono una spiegazione, ma non si aspettano esattamente di trovarsi a parlare con Nick Nicholas Flamel, cui hanno appena rapito la moglie Perenelle; tantomeno sono contenti di sapere che quegli uomini (o meglio, goblin) li hanno visti e perciò, se vogliono evitare che decidano di eliminarli come testimoni e ladri delle ultime due pagine del Libro di Abramo (che contiene cosucce come la formula per l'immortalità), devono seguire Flamel. Il che li porterà a mettersi contro John Dee, rivale di Flamel e potente alchimista della Regina Elisabetta, la dea Morrigan e pure Bastet, che richiameranno a loro altre divinità, spaccando in due tutti i pantheon dell'antichità.

Come la maggior parte dei cosiddetti fantasy per ragazzi a sfondo storico/mitologico, questo libro ha punti forti e altri deboli, quasi sempre identici per ogni appartenente al genere Cominciamo dai primi:

  • Giustificazione alternativa dei fatti storici
    Se fatto bene, è un aspetto che adoro: la storia così com'è la conosciamo tutti, anche solo per sentito dire in classe, e fantasticare su cause poco probabili ma molto fantasiose è sempre divertente. Per capirci, non intendo cose trash come quelle dell'ultimo X-Men, in cui Kennedy viene ucciso perché è un mutante...

    - Londra. - rispose Flamel conciso - Dee riuscì quasi a prenderci nel 1666.-
    continuò - Ci scatenò contro un Fuoco Primordiale, una creature selvaggia
    e dissennata che per poco non divorò tutta la città. 
    È passato alla storia
    come Grande Incendio.

    Retrodatando ancora:

    - Quando i primi homines fecero la loro comparsa,i clan Torc [animali in
    grado di passare alla forma umana, non solo licantropi] insegnarono loro a
    lavorare il legno e la pietra e creare il fuoco. Perché altrimenti tante divinità
    primitive avrebbero una forma animale? Pensate ai disegni rupestri che rappresentano
    creature che non sono né uomini né bestie. Avrete visto le statue delle divinità
    egizie Sobek, Bastet e Anubi: corpi di
    homines ma teste di animali.
    Pensate alle danze in cui gli uomini fingono di essere animali: non sono
    altro che ricordi dell'epoca in cui i clan Torc vivevano fianco a fianco
    con gli
    homines.


    Dinosauri ed esseri umani che vivevano nella stessa epoca era un'idea
    semplicemente inconcepibile. Andava contro tutto quello che i loro genitorigli avevano insegnato, contro tutto quelli in cui credevano. Ma da qualche partein fondo al suo cervello, una vocina continuava a ricordargli che ogni annogli archeologi -inclusi i suoi genitori- continuavano a fare scoperte stravaganti.
    In quest'ultimo estratto emerge la fastidiosa tendenza dei gemelli ad essere pateticamente razionali,
    ma ne parliamo poi nei "punti deboli".
  • L'antieroe
    Alla fine del libro, Scott ammette che il protagonista avrebbe dovuto essere Dee, non Flamel, perché molto più affascinante e letterariamente originale. In effetti, mentre Flamel è decisamente sfigato per essere l'alchimista con i controcosi che conosciamo, Dee è molto più subdolo: intreccia i fili della trama, richiamando divinità ed esseri mitologici da porre sotto il proprio comando, fingendo di fare gli interessi dei potenti, ma vanitosi, dei. Allo stesso tempo, però, è anche terrorizzato dalle sue stesse manovre e si rivela profondamente vigliacco:

    Sinuhe se n'era già andato, seguendo la sua padrona [Bastet] pieno di zelo,
    ma Dee non aveva condiviso il suo entusiasmo. Combattere in prima linea
    era sempre una pessima idea. I soldati delle retrovie era quelli
    che vivevano più a lungo.

    Insomma, finché c'è da fare lo spaccone tutto bene, quando però ti ritrovi faccia a faccia con gli Antichi Signori non ti conviene tanto... meglio stare dietro a guardare.
  • La potenza degli Antichi Signori

    - Con il codice, Dee può cambiare il mondo.
    - Cambiare il mondo? - la voce di Sophie era un soffio roco, e l'aria di maggio
    sembrò improvvisamente gelida
    - Cambiarlo come? - domandò Josh.
    - Radicalmente. - rispose Flamel sottovoce. - Dee e i suoi padroni, gli Oscuri Signori,
    riplasmeranno questo mondo così com'era nell'antichità più remota
    a noi inimmaginabile. E l'unico posto che gli esseri umani vi troveranno
    sarà quello riservato agli schiavi. O al cibo.

    Insomma, figo no? Non sognate anche voi di diventare un bel paté per gatti? No eh?
    Mi piace com'è espressa l'idea del potere che avrebbero tutte le divinità in questo mondo, e in fondo è anche carina l'idea di farle vivere sulla Terra del XXI secolo, il problema è che è un disastro. Vivere in mega casoni pieni di antifurti e guardie del corpo non corrisponde alla mia idea di divinità-eterna-megapotente-immortale, e credo neppure alla vostra. La Morrigan con il rossetto nero e la giacca in pelle poi non si può proprio sentire...

    E qui direi che possiamo passare ai punti deboli:
  • Idiozia cronica dei protagonisti
    Questo è IL difetto di fantasy per ragazzi con misteri e annessi vari: soltanto Poe riusciva a rendere credibile un protagonista razionale in momenti assolutamente tremendi, e pochi altri, tra cui non c'è di sicuro Scott: passi la prima volta (vi risparmio l'estratto) in cui John è sconvolto per quello che è appena successo nella libreria e per la rivelazione Nick = Nicholas, e che lo cerchi su Google con un apprezzabile sforzo di buona volontà. ma poi svegliati ciccio! Hai appena scoperto un mondo fighissimo e potentissimo, fattene una ragione! La stessa cosa vale per la gemella: quando ti hanno appena detto che a momenti devi temere pure l'aria che respiri, fallo! Ditemi se voi qui non la vorreste prendere a schiaffi:

    Fu Sophie a notare il ratto per prima.
    I gemelli erano cresciuti a New York e avevano trascorso la maggior parte
    delle estati in California, perciò un incontro del genere non era una novità
    [e allora che ce lo dici a fare?]. Vivendo a San Francisco, una città portuale,
    si faceva presto l'abitudine a imbattersi in quelle creature, soprattutto al
    mattino presto e a notte fonda, quando uscivano dalle tenebre e dalle fogne.
    A Sophie non facevano particolarmente paura, anche se, come tutti, aveva sentito
    le storie dell'orrore e le leggende metropolitane che circolavano sul loro conto
    - i cosiddetti "fatti veri" successi sempre al cugino o all'amico di un amico.
    [e io che spero in un attacco di topi zombie che mi salvi da tante parole inutili...]
    Sapeva che in genere erano animali innocui, a meno che non si trovassero
    alle strette, e ricordava di aver letto da qualche parte che riuscivano a saltare
    molto in alto. Aveva anche scoperto in un articolo dell'inserto domenicale
    del "New York Times" che negli Stati Uniti c'erano tanti ratti quante persone.
    Ma quel ratto era diverso.

    Allora: se tu vedi un ratto con gli occhi rossi, enorme e nero, che ti fissa mentre tu sai che un alchimista ti sta alle calcagna con qualche suo sortilegio, ti metti a pensare alla storia della tua vita in rapporto ai ratti oppure tiri Flamel per la maglietta e gli dici che c'è un problema? Evidentemente la seconda opzione è troppo mainstream, meglio al prima.
    In questo pezzo avete tra l'altro potuto gustare un prelibato bocconcino di inforigurgito, e infatti il prossimo punto debole sarà sempre inerente allo stile di scrittura:
  • Non ve lo dico
    Vediamo se ci arrivate da soli:

    Negli ultimi trenta minuti, il mondo tranquillo e ordinato di Josh
    era cambiato irrimediabilmente. Prima, lui era un normalissimo
    studente del secondo anno delle superiori, non troppo brillante,
    ma nemmeno stupido.
    [Gary Stu, sei tu?] Giocava a football americano,
    cantava -male- nella band di un amico e gli interessavano un po'
    le ragazze, anche se non aveva ancora fatto sul serio con nessuna.
    [Sì, sei tu.] Ogni tanto si divertiva con i giochi al computer: preferiva
    le versioni sparatutto in prima persona, come
    Quake, Doom e Unreal
    Tournament, non era un granché con quelli di guida e si perdeva in Myst.
    Adorava i Simpson e poteva citare interi spezzoni di episodi a memoria,
    gli piaceva
    Shrek, anche se non l'avrebbe mai ammesso, pensava che
    l'ultimo Batman fosse ok e che la serie di
    X-Men fosse grandiosa.
    Gli piaceva anche il nuovo
    Superman, nonostante quello che dicevano
    gli altri. Josh era u ragazzo normale.

    Questo, al solito, è un evergreen: ogni -sì, ogni- personaggio è presentato così. Ma mannaggia di una pigna del Fantabosco.
    Il modo di scrivere in sé non è neanche malaccio: molto semplice ma adatto a un pubblico giovanissimo, come la storia, suddivisa in tanti libri che la rendono di più facile lettura e dai toni molto "soft" (vedi il discorso sulle divinità). La trama anche è originale: pur partendo dai classici due ragazzi (per di più gemelli, dotati di una caratteristica molto particolare che non vi spoilero) che si ritrovano immischiati in un casino galattico, si muove bene fra pura invenzione, storia e mito, incastrandone insieme diversi senza farli risultare troppo eccessivi. Al solito, quando andiamo nel particolare (personaggi, resa delle informazioni importanti, colpi di scena) si casca senza nemmeno accorgersene.

    Vi lascio con un'ultima perla. Besos.

    [Josh] Si allungò per stringerle una mano, e lei [Sophie] ricambiò la stretta.
    Per il genere di comunicazione che c'era fra loro, non avevano bisogno
    di parole. Con i genitori così spesso lontani, Sophie e Josh avevano imparato
    fin da piccoli a contare solo su se stessi. Trasferendosi da una scuola
    all'altra e da un quartiere all'altro, spesso per loro era difficile stringere
    amicizie e coltivarle; sapevano però che in ogni circostanza
    ci sarebbero sempre stati l'uno per l'altra.


    Ink Maiden

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