mercoledì 11 marzo 2015

Intervista al Lettore: Morgana e Marco

- Nome 

- Morgana









- Marco Massa - Alucard Belmont


- Chi sei? 

Mo - Ho quasi 19 anni e studio ingegneria al politecnico di torino

Ma - Ciao a tutti, sono Alucard e ho un problema di dipendenza dalla lettura. 
Coro: *ciaooo Alucard*
Ah no, scusate. xD
Sono un ragazzo di quasi 24 anni che ha frequentato il liceo classico quanto basta da gioire della morte di lingue come il latino e il greco e la loro grammatica; lavoro come addetto web e mille altre cose in un negozio di informatica.




- Grazie a chi e a quale libro avete scoperto la passione per la lettura e perché?

Mo - Non saprei dire grazie a quale libro ho iniziato a diventare una lettrice accanita. Scavando nella memoria, però, mi viene in mente un libro in particolare, un libro di mia sorella che poi ha regalato a me: “Le mitiche avventure di Capitan Mutanda”. Avevo 7-8 anni quando l'ho letto e da allora non ho più smesso di leggere

Ma - Credo che i primi libri letti siano stati quelli delle favole, ma a far sbocciare l’amore è stata la saga di Harry Potter, regalatami ancora in fase di scrittura anni e anni fa dai miei genitori.


- Qual è il tuo genere preferito? 

Mo - Di per se non ho un genere preferito, perchè io leggo i libri che mi ispirano, qualsiasi essi siano. Posso però dire con certezza che i romanzi rosa o quelli “da ombrellone” non mi piacciono. 

Ma - Indubbiamente prediligo il fantasy, per quanto questo termine comprenda miliardi di sottogeneri. Detto questo, leggo qualunque cosa, il genere di un libro può solo farmici avvicinare con più o meno pregiudizio.


                                           - Secondo te è giusto dividere i libri per genere?

Mo - A me non fa differenza avere i libri divisi per genere, leggendo di tutto, ma mi rendo conto che non tutti sono come me e quindi diventa quasi d'obbligo dividerli.

Ma - Credo che la divisione in generi sia utile per fare ordine, come ogni classificazione. 
È altrettanto vero che collocare un libro in una sola categoria è molto complicato.


- Autore con cui condivideresti un buon tè e due chiacchiere alle cinque del pomeriggio? Perché?

Mo - Non penso di essere in grado di scegliere un solo autore, ma tra quelli con cui vorrei parlare ci sono: J.K. Rowling, per avermi fatto amare la lettura ancora di più e per avermi aiutato in momenti in cui avevo (e ho) bisogno; Carlos Ruiz Zafòn perchè avrei un discorsetto da fargli sui suoi finali; e infine Khaled Hosseini per scoprire cosa succederà ai personaggi dei suoi libri (lo so, è una cosa da bambini, ma sono troppo curiosa/sconvolta dai suoi finali senza una vera e propria fine)

Ma - George R. R. Martin. Sono dell’idea che incontrare il proprio idolo possa rivelarsi spesso deludente all’inverosimile, e dato che di Martin amo le opere ma non provo particolare simpatia per l’uomo, così come conosciuto da interviste e simili, magari avverrebbe il fenomeno apposto: lo rivaluterei in positivo. Prima di minacciarlo a morte. ù_ù


- Personaggio letterario con cui passeresti una giornata? Perché?

Mo - Anche qui non ci sarebbe un solo personaggio, ma casualmente fanno tutti parte dei libri scritti dagli autori che vorrei incontrare: in primis vorrei incontrare Luna Lovegood, perchè ha una visione del mondo che mi piacerebbe avere io stessa; Fermìn Romero De Torres perchè è un uomo saggio che mi piacerebbe conoscere per avere i consigli più svariati; Pari Whadati e la nipote, per capire meglio come ci si sente, dopo decenni, a trovare la propria famiglia per la prima volta.

Ma - Sono due. Uno è Ronald Weasley – Harry Potter - perché mi sono sempre identificato in lui come fosse una mia immagine riflessa in uno specchio fatto di pagine. 
Il secondo è Hazel Grace Lancaster – Colpa delle Stelle – primo perché me ne sono innamorato, secondo perché so che potremmo parlare per un intero pomeriggio di un libro che ci ossessiona senza mai cadere in banalità, e senza vergognarci di quanto profondo possa averci colpito.


- In media quanti libri leggi all'anno?

Mo - Sinceramente non lo so perchè non li ho mai contati e per me la lettura va a periodi: ci sono periodi in cui leggo un libro dietro l'altro e ci sono momenti in cui non riesco a leggere niente.
 
Ma - Onestamente non ne ho idea, non mi ha mai interessato tenere il conto. Soprattutto perché vado a periodi, posso leggerne tre in tre giorni come uno in due mesi. Devo sentirne il richiamo, diciamo.


- Che libri scarti a priori in una libreria? (Anche del genere che leggi)

Mo - Parlando di genere scarto i romanzi rosa, i testi storici e filosofici, oltre che i trattati di economia e a tutti i libri che in qualche modo hanno bisogno di concentrazione per leggerli. Secondo me la lettura deve essere un piacere, un momento di tranquillità post-studio o post-lavoro,quindi a mio parere non ha senso catapultare in essa il proprio impiego perchè così si finisce per pensare sempre allo stesso argomento, non ci si riposa e non si evade dalla realtà anche se per poche pagine alla volta.

Ma - Tutti quelli che hanno stampato sulla copertina il faccione di qualche personaggio televisivo.


- L'iniziativa dell'anno dei libri su facebook per te è utile?

Mo - Ehm, perchè c'è un'iniziativa dell'anno dei libri su facebook?
 
Ma - La trovo interessante, soprattutto per coloro che come me non si limitano a leggere un libro ma che amano poi discuterne e dire la loro. Certo, fosse anche in italiano preferirei. xD


- E l'iniziativa #ioleggoperché ? Sei un “messaggero”?

Mo - Stessa cosa di sopra: non so di cosa si stia parlando, ma se spinge le persone a leggere è sicuramente una bella cosa

Ma - Non sono un messaggero, e ammetto di avere qualche perplessità. Personalmente sono uno che più gli altri lo spingono a fare una cosa, più si irrita cerca di evitarla.
La passione per la lettura è una cosa che va sentita prima come propria, e solo allora la si può stimolare. Dare un libro qualunque ad un non lettore sarebbe come provare ad aprire una porta con una chiave a caso. No, serve quello giusto.


- Partecipi a fiere sui libri? Pensi siano stimolanti per i non lettori?

Mo - Di solito si, ma ultimamente me ne sono perse alcune e si, sicuramente sono stimolanti perchè c'è molta più scelta che in una singola libreria, per quanto essa possa essere grande, quindi è molto più probabile che i non lettori trovino il libro che li faccia passare al “lato oscuro” dei reader.
 
Ma - Certo, dai mercatini all’appuntamento fisso con il Salone del Libro di Torino, vivendo proprio alle porte di Torino. Per i non lettori ho i miei dubbi, non per un problema delle fiere, ma perché se io non amassi il tartufo difficilmente troverei stimolante la sagra del tartufo. Non so se ho reso l’idea. xD


- Ti fideresti a lasciare un mercato largamente preferito come quello delle grandi CE per buttarti in uno più di nicchia come CE piccole o autori self? Cosa pensi dei self (autori auto pubblicati)?

Mo - Sinceramente non ci ho mai pensato, e tanto meno ne ho mai avuto occasione di pensarci. Su due piedi non saprei dire, avrei bisogno di almeno due decenni per decidere.

Ma - Come lettore la casa editrice né mi spinge a comprare né ad allontanarmi da un libro, nel senso che un libro mi attira o no indipendentemente da chi me lo propone. E da scribacchino onestamente non mi sono mai posto il problema, non avendo ancora avuto l’idea per scrivere qualcosa che superi le 20 pagine prima di finire nel cestino. 



Cosa pensi dei self (autori auto pubblicati)? 
(Domanda scorporata in un secondo momento) 

Ma - Per quanto riguarda i self… oddio, probabilmente attirerò le ire di molti, ma mi lasciano perplessi.
Escludiamo tutti gli imbecilli che si vedono pubblicati solo per il nome che hanno dietro, D’Urso, Pirlo, Sole, ed elementi vari, e concentriamoci su chi al proprio libro ci lavora duramente.
La pubblicazione l’ho sempre vista come un personale riconoscimento, una soddisfazione, dire “ce l’ho fatta”.
Autopubblicarmi mi darebbe la stessa soddisfazione di battermi il cinque da solo.
Ma poi beh, io sono anche molto avverso alla facilità con cui uno si definisce scrittore, e citando Giuseppe Culicchia: "Perché si sa che l'Italia pullula di scrittori, e chiunque abbia pubblicato non dico un romanzo o un racconto ma giusto una raccolta di poesie o anche una singola poesia si ritiene automaticamente tale.
Anzi, di più: perché tra le Alpi e il Lilibeo esistono innumerevoli scrittori convinti di essere tali benché inediti, e questo nonostante da alcuni lustri si pubblichi ormai praticamente di tutto."


- Cosa si potrebbe fare per avvicinare dei non lettori alla lettura? Soprattutto da bambini.

Mo - Per quanto riguarda i bambini, a mio parere, ha un ruolo importante la famiglia: personalmente a casa mia i libri non sono mai mancati e tanto meno lo stimolo per andare in libreria a comprarne di nuovi se non riuscivo a trovarne uno che mi ispirasse tra quelli in casa. Se tutti i bambini avessero una possibilità come quella che ho avuto io per leggere fin dall'infanzia, ci sarebbero molti più lettori in giro. Per gli adulti secondo me la cosa migliore è perdersi, di tanto in tanto, nelle librerie o nelle fiere sui libri:ciò li spingerebbe a guardarsi di più attorno e a essere incantati più volte da un singolo libro.

Ma - Credo sia fondamentale avvicinarli alla lettura sin da piccoli, prima leggendo per loro qualcosa, e poi leggendo CON loro finche non saranno loro a voler con noi.
Bisogna trovare il libro giusto, come dicevo sopra, si tratta di trovare la chiave giusta che apra la porta a questa passione. E più si cresce, più la serratura arrugginisce, per questo è più difficile far appassionare un adulto.


- Quando devi scegliere un libro vai a cercare le recensioni altrui? Pensi che siano utili?

Mo - No, non vado a cercare recensioni di altri, perchè ognuno è diverso: lo stesso libro può essere considerato “passabile” da una persona e “meraviglioso” da un'altra. Mi metterebbero ancora più in crisi di quanto non lo sia già di mio quando devo scegliere un libro nuovo.

Ma - No, generalmente le evito. E più qualcuno mi spinge a leggere un libro dicendo che è incredibile, meraviglioso, più lo evito. Quando smettono, allora gli do una possibilità, così è accaduto con Divergent per esempio. Quando si tratta di libri, film o giochi non mi baso quasi mai sulle recensioni.


- Ti informi sugli autori che leggi? Ti interesserebbe leggere loro interviste?

Mo - Dipende dagli autori e da quanto mi siano piaciuti i loro libri e se ho curiosità su di loro.

Ma - Di alcuni sì, di altri no, ovviamente. Seguo molto la Randall, John Green e la Rowling, la Roth e Martin. Diciamo che dipende molto da quanto siano riusciti a colpirmi con le loro opere. 
E se a primo impatto non mi sono sembrati degli stronzi. xD


- Che cosa ti attira in un libro? Cosa in due libri dello stesso genere ti fa propendere per uno dei due?

Mo - A colpo d'occhio mi attira il titolo: se mi ispira poi leggo la presentazione. Se dovessi scegliere tra due libri dello stesso genere, probabilmente mi affiderei alla sorte, perchè non sono capace di scegliere. Ma sicuramente la volta successiva che andrò di nuovo in libreria comprerò quello che avevo scartato.
 
Ma - Beh, un libro deve farmi assaporare la possibilità di emozionarmi e intrigarmi. E fra libri simili, tendo a scegliere o quelli autoconcluisivi, o le saghe giù concluse.


- Quando scegli un libro a cosa dai importanza? Alla copertina, alla quarta...? Quanto dai peso a questi elementi?

Mo - In generale le prime cosa che attirano la mia attenzione in un libro sono la copertina e il titolo: se entrambi mi ispirano, proseguo leggendo la presentazione, dopodichè rifletto sul da farsi.

Ma - Per quanto si dice di non giudicare un libro dalla copertina, mentirei negando che in libreria il 90% del lavoro lo fa l’impatto grafico. Se sono in cerca di qualcosa di nuovo, e quindi non vado a colpo sicuro, quella mi attira inevitabilmente. E poi una volta preso in mano la quarta deve sapermi stuzzicare, ma questo mi pare ovvio.


- Quando compri un libro ti fa timore comprarlo su internet a scatola chiusa? (Parlo di editori e libri che non hanno la possibilità di fare l'anteprima come amazon)


Mo - Di per se no, anche se non ne ho mai avuto l'occasione.

Ma - No. Al limite mi farà schifo, e mi divertirò a indire crociate contro l’autore con fiaccole e forconi, ovvio. U.U


- Cosa pensi del bookcrossing?


Mo - È una cosa interessante, anche se non vi ho mai partecipato. Potrebbe essere un buon incentivo per spingere di più la gente a leggere

Ma - Meravigliosa iniziativa, ma impossibile da praticare per chi come me è un avido collezionista. Difficilmente presto un libro senza assumere aspetto e tono di voce alla Gollum quando devo riaverlo, figuriamoci altro.




L'intervista è finita, cosa ne pensate cari lettori?
Volete partecipare anche voi? Scriveteci! 

5 commenti:

  1. Commento soprattutto in risposta all'opinione sugli autori self di Alucard, in quanto avendo appena finito di scrivere un'intera tesi sul Self-Publishing mi sono sentita chiamata in causa personalmente ;)
    Sono d'accordo con Alucard che la pubblicazione con una casa editrice (grande o piccola purché sia "seria") sia prima di tutto un traguardo ed un riconoscimento personale, ritengo però che questo non comporti che autopubblicarsi sia come "darsi il cinque da soli".
    Probabilmente dipende dall'atteggiamento che ha l'autore (in quanto, è vero, ci sono fin troppe persone che si definiscono scrittori a sproposito in Italia). Analizzando un po' più da vicino il self-publishing si vede come sia prima di tutto un'incredibile possibilità: di farsi conoscere, di farsi leggere, di ricevere commenti e recensioni per migliorare se stessi e la propria scrittura e, non ultimo, di farsi notare da tutte quelle, numerosissime, grandi e medie case editrici italiane che altrimenti ad un autore sconosciuto ed inedito non darebbero neppure uno sguardo.
    In secondo luogo, se fatto con consapevolezza e serietà nel proprio "lavoro" (come tutte le altre cose penso) è una grande sfida, un atto di coraggio che porta a mettersi in gioco in prima persona, a lottare e lavorare duramente per ottenere ciò che si vuole.
    Concludo con una mezza provocazione e quindi attendo l'eventuale replica di Alucard o di chiunque voglia ribattere: non tutti quelli che si autopubblicano meriterebbero la pubblicazione ma quanti autori più che meritevoli non avrebbero mai avuto una possibilità senza l'autopubblicazione? E d'altronde, siamo sicuri che tutti gli autori pubblicati da casa editrice meritino l'attenzione del pubblico? Come direbbe Gandalf: siete voi in grado di giudicare?
    Ciao! Cristina Arnaboldi (aka Nenredhel)

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    1. Ciao, rispondo alla tua provocazione e ti ringrazio anzi per avermi interpellato! ^^
      Il discorso del "darsi il cinque da solo" è come mi sentirei personalmente nell'intraprendere il percorso del pubblicarmi da solo. Magari è un'idea sbagliata la mia, ma è la stessa cosa che avrei provato se mi avessero fatto valutare un mio tema al liceo e mi fossi dato da solo il massimo dei voti. O se mi battessi le mani dopo aver cantato ad un concerto. Come se saltassi un passaggio. Non so se rendo l'idea ^^
      E sono assolutamente d'accordo con te che c'è chi si autopubblica e magari merita, e altri che vengono pubblicati da CE serie che dovrebbero essere spediti in miniera per "consumo abusivo di carta".
      Probabilmente anzi, sicuramente avessi un libro pronto ne condividerei delle parti, nella speranza di essere notato, per ricevere consigli e critiche costruttive e migliorarmi: magari sbaglio ma anche quello è un gesto di coraggio e un'opportunità a mio modo fi vedere. Ma autopubblicarmi no, piuttosto lo terrei in un cassetto. ^^

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    2. Cristina io dico solo una cosa: ho indicato degli errori palesi di costruzione frasi\ utilizzo del lessico ad una persona autopubblicata.
      Mi ha dato contro dicendo che non capisco nulla e che lui è un genio, come se non bastasse è arrivato il suo amico a dar man forte...
      Ora le cose che correggevo erano principalmente virgole messe tra soggetto e verbo -più volte- ed un termine utilizzato: discendenti al posto di avi.
      Ma non c'è stato verso, sono stato bloccato e da allora lui vive nella sua ignoranza.
      Questo per quanto riguarda una parte della mia esperienza coi self, l'altra invece è positiva, ho letto due libri curati ottimamente e con un uso del lessico ottimo e una ricerca a priori (uno storico) molto ben approfondita MA quando le ho inviato delle opinioni su delle cose da nulla (piccolissimi refusi) mi ha ringraziato, ha ritirato l'ebook dal mercato, l'ha corretto per poi renderlo di nuovo disponibile.
      Direi che con la mia esperienza riassumo i self:
      1 Spocchiosi, odiosi, spammatori seriali che se gli dici qualcosa è perché non li capisci
      2 Le perle: le persone serie definibili scrittori a mio parere che ricercano, correggono mille volte un loro scritto, lo fanno leggere ad altri per correggerlo ed ASCOLTANO i lettori.
      A mio parere se tutti i self fossero del secondo tipo saremmo nel mondo perfetto ma purtroppo siamo ad un buon 80% del primo tipo (se non di più).
      Per rispondere alla tua provocazione: A chi ti riferisci? Perché E.L.James non è meritevole a mio parere ad esempio =P
      Però come dici tu non tutti gli autori pubblicati da ce sono meritevoli. Guarda i casi letterari italiani di sportivi!

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  2. @Alucard: Capisco cosa intendi quando parli di quella sensazione di "darsi il cinque da solo", solo non penso che sia giusto generalizzare. Alcuni autori semplicemente decidono che, invece di cercare una piccola (perché quelle grandi sono quasi impossibile da raggiungere) casa editrice che pubblichi il libro per loro, lo pubblicheranno da soli. Questa scelta non comporta necessariamente che lo facciano a cuor leggero, senza lavorare duramente per ottenere un buon prodotto o per darsi da soli un qualche tipo di riconoscimento. A mio avviso è solo una scelta diversa.
    @Aratak: Non posso darti torto, su nulla. Ho difeso i self-publisher e il self-publishing perché sinceramente in rete ho visto fin troppi pregiudizi negativi "a priori", ma non intendevo sostenere che non ci siano "spocchiosi, odiosi, spammatori seriali", anzi! Purtroppo li ho visti anch'io e anch'io ho avuto brutte esperienze con loro e anch'io penso che siano una peste, una parte (fin troppo estesa, come dici tu) marcia di questo mondo che rovina la sua immagine generale. D'altronde, anche tanti autori pubblicati sono così e spesso non ne hanno maggiore diritto degli autopubblicati. E d'altronde, in quasi tutti i campi esistono (e sono fin troppo comuni) i tipi del genere. Per questo difendo il self-publishing, perché non vorrei che tipi del genere rovinino "a priori" anche la reputazione degli autori meritevoli, solo perché autopubblicati.
    Riguardo agli esempi, anche per me E.L. James non è meritevole, non preoccuparti ;P ma Amanda Hocking (per rimanere sull'anglofono) invece sì. E se invece parliamo di autori italiani ti proporrei Manuela Dicati, per esempio.
    D'altronde non dimentichiamoci che anche Umberto Saba, Italo Svevo e Alberto Moravia si sono autopubblicati, perché nessuna casa editrice li voleva! ;)

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    1. Sinceramente?
      E' come difendere i politici: sotto sotto forse ne troverai un paio di "puliti" ma la maggior parte è così =P

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