sabato 10 gennaio 2015

Racconti: Una Missione Pericolosa - Marco Boni

Ecco a voi il terzo racconto:

Una Missione Pericolosa
Marco Boni



Quando raggiunse il piccolo centro abitato era quasi il tramonto, le mura, che probabilmente circondavano tutta la cittadina erano alte e ben rifinite, una parte era ancora in legno, mentre un'altra parte era in blocchi in pietra ben posata. Le due guardie al cancello fermavano i viandanti, facevano loro poche domande e poi o li facevano entrare o li mandavano via ma con modi garbati. Oetzi scese da cavallo e si avvicinò ad una delle guardie.
"Cosa vi porta a Andrabel" chiese il soldato guardando distrattamente le borse che erano ben legate alla cavalcatura.

"Sono qui solo di passaggio, il mio viaggio proseguirà domani verso nord. Cerco un posto tranquillo dove passare la notte e far riposare il mio cavallo".
L'altra guardia stava parlando con un uomo piuttosto robusto che non voleva far vedere la propria merce sul carro che guidava e quindi non entrò nel merito della discussione.
"Proseguendo per la via principale, troverete una piccola taverna e una stalla annessa, li troverete un buon pasto, una stanza e riparo per il vostro cavallo".
"Grazie" quindi riprese a camminare tirando il cavallo
"Le armi è meglio se le lasciate a riposo, qui non vogliamo teste calde".
"Sarà mia premura non utilizzarle" sorridendo tra se e se e varcando l'ingresso della cittadina.

Malgrado l'ora tarda Oetzi trovò piuttosto strano che le vie fossero ancora ingombre di viandanti di ogni genere, fra l'altro da buona osservatrice, notò in mezzo a tutta quella moltitudine, diverse razze, alcune delle quali mai viste prima.
Cercò nella sua memoria, da dove potessero provenire, ma non ricordò nulla ce le potesse dare qualche indizio. Al contrario si avvide molto presto dell'insegna della piccola locanda.
Un bambino le venne incontro "avete forse bisogno che vi tenga il cavallo?".
La ragazza trovò piuttosto intraprendente quel modo di fare ma non volle far domande "si, alloggerò alla locanda del "Cervo in cenere" per questa notte.
"Domani, quando salderete il conto, chiedete di Adrien, mio padre mi manderà a chiamare e io vi riporterò il cavallo".
Oetzi, prima di lasciare in custodia il cavallo al ragazzetto, tirò giù dalla sella il capiente zaino, quindi si congedò ed entrò nel locale.
L'ambiente fumoso che l'accolse era fin troppo caldo. I sei tavoli che erano disposti un po' a casaccio erano pieni per metà. Due uomini corpulenti e ben armati, stavano seduti ad un tavolino vicino al bancone, una donna vestita con abiti fin troppo appariscenti occupava una panca vicino al grande camino, mentre in un altro tavolo vi erano quattro uomini che stavano giocando a dadi, le urla di questi si mescolavano a discorsi probabilmente di qualche battuta di caccia o impresa che avevano fatto di recente.
Oetzi andò a sedersi ad un tavolo vicino a quest'ultima congrega, pose lo zaino alla sua destra e le armi alla sua sinistra, quindi attirò l'attenzione della cameriera, che accorse immediatamente chiedendo se la nuova arrivata volesse mangiare zuppa, cervo o delle buonissime trote appena pescate.
La scelta cadde sulla zuppa e su del vino. Oetzi dopo aver ordinato, tirò fuori dallo zaino, la pergamena sulla quale vi erano scritti gli ordini che doveva eseguire e iniziò a leggerli attentamente.

Mentre stava leggendo la pergamena tornò la cameriera con un vassoio, vi era una caraffa con il vino, e un piatto fumante, posò il tutto sul tavolo poi disse qualcosa, ma Oetzi troppo intenta nella lettura non ci fece caso.
Una volta finita di leggere, riavvolse la pergamena e la rimise nello zaino, fu solo allora che diede retta alle voci dei vicini.
"...e pensare che i tre non volevano accompagnarci e così abbiamo dovuto ucciderne ben due..." stava dicendo un elfo mentre guardava un grosso personaggio che dava la schiena alla ragazza.
Fu allora che la sala si riempì di fumo e subito dopo comparvero da quella coltre grigiastra tre donne. Erano vestite una di nero, una di rosso e una di verde, sembravano gemelle, si guardarono attorno solo un attimo poi si diressero verso il tavolo occupato da Oetzi, lei, socchiuse gli occhi e istintivamente portò la mano allo stiletto che aveva posato alla sua destra, ma propri quando stava per parlare un grosso nano barbuto alle spalle delle tre donne giunte da chissà dove le fermò "non vorrete cercare guai vero?"
Le donne si voltarono, guardando il nano, basso, tarchiato e in armatura impugnava due asce. Sembrava piuttosto sicuro di se e Oetzi, avendo già conosciuto altri nani fu subito sicura che non avrebbe lasciato le proprie parole al vento.
Gli uomini seduti al tavolo vicino al suo si alzarono, ora li vide e riconobbe tre elfi, un umano e un altro individuo dalla pelle troppo chiara per essere una creatura di questo mondo. Anche lei decise di alzarsi e valutare così la situazione.
"Nano, fatti da parte, vogliamo solo parlare con la ragazza".
"Mi sa che dovrete farlo in mia presenza, altrimenti, altri si arrabbieranno talmente tanto che tutto il vostro ordine potrebbe rimetterci".
I sei individui sguainarono le armi "siamo in tanti e voi solo in due, pensate forse di cavarvela?".
Il nano, in tutta risposta scosse la testa "temo che ce la caveremo".

Le tre streghe, intuirono che i sei occupanti del tavolo vicino a Oetzi si erano auto offerti di sbrogliare quel malinteso, quindi si scostarono di lato, andando a sedersi al tavolo della donna solitaria.
I tre elfi attaccarono contemporaneamente Oetzi, mentre il nano afferrando le due asce affrontò gli altri tre.
La sala cadde in un silenzio innaturale. Gli altri avventori, forse spaventati o forse impossibilitati a combattere, restarono incollati alle loro sedie. La cameriera si scomparve in cucina mentre l'oste, forse memore dei bei tempi andati uscì da dietro al bancone brandendo una lunga alabarda.
Gli elfi circondarono la ragazza che con la spada lunga parò il colpo del primo, dopo di che si produsse in una mezza rovesciata e con grande impeto affondò lo stocco nello stomaco del secondo. Il terzo elfo, vedendola molto presa in quelle evoluzioni, cercò di colpirla sul fianco che aveva lasciato scoperto. Fortuna che la corazza attutì il colpo e malgrado il dolore Oetzi riuscì a completare la piroetta e colpire anche il terzo avversario.
Al non ci volle poco per sbarazzarsi dell'uomo che aveva cercato di caricarlo. La lama dell'alabarda produsse un taglio profondo sulla sua spalla destra e urlante fu costretto a mollare l'arma a terra. L'oste, dopo aver schivato l'individuo albino, si affiancò alla ragazza e attaccò uno degli elfi.
Nel frattempo il nano mise fuori combattimento anche il secondo uomo che, disarmato, con tutta probabilità avrebbe prodotto un incantesimo.
Le tre streghe sedute iniziarono una lenta litania che al termine produsse il proprio scopo. Tutti nel locale furono impossibilitati a muoversi.
"Io sono Coeli, lei e Lobar e infine questa è Misar. Siamo venute per Oetzi, sei forse tu?" rivolgendosi alla ragazza che aveva il braccio destro proteso a colpire il proprio avversario mentre il sinistro ripiegato a ripararsi dall'attacco di un altro.
"Cosa volete?" rispose senza dare le proprie generalità.
"Siamo state incaricate di scortarla nella "Valle del silenzio" a quelle parole il nano si intromise "anche io ho ricevuto quel compito".
"E sia dunque".
Misar schioccò la lingua, Lobar batté i piedi a terra e Coeli fischiò e i presenti si ritrovarono nuovamente liberi di muoversi. Ma, Oetzi, il nano e l'oste, pronti a questa evenienza riuscirono velocemente a sbarazzarsi dei loro avversari, tre di questi caddero morti, uno riuscì a scappare e un altro, magicamente scomparve.
"Questo lo interrogheremo, perché son certo che non fosse loro intenzione aiutarvi, ma catturare Oetzi" disse il nano andando a sedersi sul malcapitato che prese a respirare affannosamente "il mio nome e Bosgio, al vostro servizio" reclinando il capo.

Bosgio si impegnò a fondo e legò il prigioniero, per precauzione gli tappò anche la bocca, prese uno straccio e glielo ficcò fino in gola poi con un altro gli fece una specie di bavaglio.
Le tre streghe si alzarono avvicinandosi a Oetzi "ora che siamo qui noi non corri alcun pericolo"
"Ma..." iniziò incerta la ragazza "veramente..."
"Niente ciance, c'è un lavoro che ci aspetta"
"Ecco a proposito del lavoro..." disse il nano "non mi era stato detto che c'erano altri oltre lei" indicando Oetzi
"Se è per quello, nessuno mi aveva detto che avrei incontrato gente lungo il cammino così desiderosa di aiutarmi. A quanto ne so si tratta di recuperare un oggetto e tornare da Khellendrox, e se dovessi deluderlo, allora si che sentiremo per molto molto tempo la sua ira. Ben vengano gli aiuti ma..." guardando una a una le streghe e poi il nano "non penso siate voi le persone di cui potrei aver bisogno".
"Ragazzina, sono stato incaricato direttamente dal cugino Khellendrox e non intendo mancare a questo impegno. Sono sicuro che hai già gente alle calcagna, questi sei individui non vedevano l'ora di farti la festa, e non per sminuire la tua prestanza, ma se non ci fossi stato io, a quest'ora non saresti qui a parlar con noi".
Oetzi, dovette ammettere che il nano aveva ragione, quindi decise di non ribattere nuovamente. "Che ne facciamo del prigioniero?"
"Questo lo lasciamo in mano alle streghe. Sei ferita? Devi sapere che sono un buon guaritore, quindi ecco spiegata la mia presenza accanto a te".
L'oste che era rimasto muto fino ad allora si intromise "di grazia, chi paga i danni?".
Quella parte di locale era un po' a soqquadro ma non sembrava vi fosse nulla di rotto.
"Danni dite? Io non vedo danni? Se state parlando della fifa che ha ancora quella prostituta la in fondo e quei quattro vecchietti, non temente, domani torneranno a farvi visita come se nulla fosse accaduto".
"Voi nani, sempre sbrigativi" poi scosse il capo "comunque sia spero vogliate togliere il disturbo, non ci piace avere stranieri con la voglia di menar le mani"
"Non preoccupatevi" disse Oetzi "domani all'alba ho intenzione di riprendere il mio viaggio, e a quanto pare, loro verranno con me. Ora sarà meglio riposare". Detto questo infilò le scale per salire nella sua stanza.
"Oste io prendo la stanza vicina alla sua" e Bosgio seguì la ragazza.
Le tre donne si avvicinarono all'unica donna rimasta nella sala "non dovete assolutamente aver paura, il peggio è passato" iniziò Coeli, poi guardando Lobar "su su, dalle quell'intruglio".
Lobar iniziò a frugare nella sua borsa "lascia stare" disse Misar "ecco, bevete, questa notte farete una bella dormita e domani sarà come se nulla fosse".
Dopo che la donna ebbe bevuto le tre streghe bevvero il vino ordinato da Oetzi, poi dopo aver fatto un cenno all'oste salirono le scale per andare nella loro stanza.

Non era ancora giunta l'alba che Oetzi, si tirò su a sedere, la stanza era buia e dalla finestra trapelava solo un leggero bagliore, si alzò e andò alla finestra, scostò il pesante tendone che la chiudeva e guardò fuori. Il cielo era privo di luna e le stelle brillavano intensamente, restò alcuni istanti a contemplare l'arcata celeste poi, decise di prepararsi a partire. Non aveva nessuna intenzione di portarsi appresso un nano e tre megere, era abituata a girare sola e sola voleva restare.
Una volta scese le scale silenziosamente trovò l'oste e il figlio che stavano già preparando il camino per la giornata. I due non sembrarono affatto sorpresi di vederla. "Buongiorno signorina, posso far qualcosa per voi?".
"Potete farmi preparare il cavallo e dirmi cosa vi devo per il disturbo".
L'oste cacciò letteralmente il figlio a predisporre il cavallo per il viaggio e rimasto solo con la ragazza chiese "e gli altri?".
"Non sono affar vostro, anzi, nel caso dovessero farvi domande dite che sono andata a est e che..." si grattò la testa cercando una bugia che fosse plausibile "e che, li aspetto al passo".
L'oste scosse il capo "come volete, ma sappiate che non ci sono passi da quella parte".
"Allora inventate qualcosa" un po' stizzita.
Pagate le monete per il pasto e la nottata passata a dormicchiare, uscì in strada. Avrebbe voluto interrogare il prigioniero, ma così facendo, Gosgio avrebbe finito con il seguirla. Khellendrox era simpatico, ma le era bastato andare in viaggio con lui due giorni per arrivare a sopportare molto poco i suoi modi, già immaginava che questo "cugino" fosse molto simile e quindi insopportabile almeno alla lunga.
Diede un'occhiata alla mappa e dopo averla arrotolata e rimessa nella sacca, salì a cavallo e presa la strada maestra uscì dalla città.
Lobar svegliatasi, all'alba, decise di alzarsi e lasciar dormire le due sorelle ma la cosa non gli riuscì del tutto, infatti proprio mentre stava per uscire prese contro lo gabello sul quale vi era posata una tinozza piena d'acqua, lo sgabello, incocciando con una pecca del pavimento sobbalzò e la tinozza, sollevatasi dal piano, si andò a svuotare proprio sulle teste delle altre due streghe che si svegliarono urlando e completamente fradice. A quel punto Lobar, prese una candela e illuminò la stanza.
"Scusatemi, non volevo" cercò di argomentare "stavo per svegliarvi lo gi..."
"Non giurare sorella, l'ultima volta che l'hai fatto, ricordi in che pasticcio ci siamo andate a cacciare? Piuttosto, mentre noi ci vestiamo, vai a vedere se Oetzi dorme ancora e soprattutto, assicurati che il nano presegua la sua dormita".
Lobar uscì dalla stanza e avvicinatasi alla porta dove dormiva Oetzi la trovò aperta. Scosse il capo, "inutile far proseguire il sonno al nano" e tornò nella propria stanza.
"Oetzi è andata!"
"Andata? Come? Dove?"
Misar prese un grosso librone "la troveremo, state tranquille, ho qui un pezzo di un suo vestito e con questo - tamburellando sul libro con le unghe aguzze del medio e dell'indice - avremo presto sue informazioni. Mettiamoci al lavoro".
Si misero in cerchio e dopo essersi prese le mani iniziarono a salmodiare.
Il nano dal canto suo, si era svegliato molto prima dell'alba e aveva iniziato ad interrogare l'albino. Le sue domande però erano cadute nel vuoto, anche dopo averlo minacciato con l'ascia l'individuo non aveva spiccicato parola.
"Dunque ricominciamo..." quindi sentì dei rumori all'estero, si avvicinò alla porta e apertala appena appena, vide Oetzi uscire e scendere le scale.
"Carissimo, mi spiace doverti far fretta, ma ora dovrai dirmi come mai stavate cercando Oetzi e cosa volevate farle?" dopo aver formulato la domanda tracciò sull'asse di legno davanti al prigioniero una runa poi gli soffiò in faccia e così le parole uscirono senza che lui lo volesse.
"Avevamo il compito di ucciderla, il "Teneberrico" ci ha comandato questo".
"Per ora può bastare" legando nuovamente il nemico e imbavagliandolo come era in precedenza "ora dobbiamo seguirla, senza che lei si accorga della nostra presenza" così dicendo attese ancora un po' poi scese le scale portandosi in spalla il proprio prigioniero.

Quando il sole fu alto, Oetzi decise di lasciare la via maestra e fece inerpicare il proprio cavallo in un campo, da alcune ore sapeva di essere seguita ma non era riuscita a vedere chi o cosa le stesse alle calcagna. Così decise di trovare un casolare abbandonato e attendere lì l'arrivo di colui o colei che la stava seguendo.
Finalmente dopo aver attraversato tutto il campo e aver raggiunto la sommità della collinetta vide la casa che faceva il caso suo. Doveva essere abbandonata da tempo, il tetto era completamente sfondato e la staccionata che un tempo delimitava tutto il cortile, era divelta in più punti. Scese da cavallo e scavalcò quello che una volta doveva essere il cancello.
"C'è nessuno?" chiese a gran voce, non tanto perché credeva ci fossero ancora i padroni, ma piuttosto per farsi sentire se all'interno della casa vi fosse qualcuno che si era accampato prima di lei.
Nessuna risposta giunse né dall'interno, né dal cortile; così legò il cavallo ad una staccionata malamente sistemata e si nascose in quello che un tempo doveva essere un forno.
Non dovette attendere a lungo, infatti sulla strada sentì dei passi e il borbottare di un uomo. Si affacciò appena un poco e vide il nano che la sera prima l'aveva aiutata. Aveva sulle spalle il buffo personaggio albino che egli riteneva dovesse essere interrogato, e ora, voltandosi a destra e a sinistra per guardarsi attorno, lo faceva roteare come se fosse un lungo palo sulle sue spalle.
Il prigioniero, malgrado avesse la bocca bloccata e chiusa, si lamentava a gran voce.
"Lo so che ti sei nascosta, dai vieni fuori e facciamola finita, tanto, io non ti lascio andare in giro da sola. Una bambina come te deve essere protetta".
A quella parola, Oetzi montò su tutte le furie e senza neppure accorgersene, uscì dal proprio nascondiglio "Bambina a chi? Ma chi ti credi di essere?"
"Sapevo che saresti uscita" gettando a terra il prigioniero che al contatto col terreno sollevò una nuvola di polvere e ghiaia. "Stavo scherzando, non mi permetterei mai di prenderti in giro. Conosci anche tu il Teneberrico?"
La ragazza doveva aver già sentito parlare di quell'individuo perché strabuzzò gli occhi "come mai questa domanda?"
Bosgio senza perdere di vista l'albino suo prigioniero fece un cenno a Oetzi "lui mi ha detto che il tipo, si questo brutto ceffo, ti vuole morta".
"Non credo che si riferisse a me, io non l'ho mai visto, l'ho solo sentito nominare da Khellendrox".
Proprio mentre la ragazza nominava il nano re di Meneharies dal cielo piovverò tre gocce d'acqua, che prima di toccare terra si trasformarono come per incanto nelle tre streghe "pensavate di sfuggirci?"
"Veramente, non volevo sfuggire a nessuno" disse Bosgio, "il mio compito è aiugtare Oetzi a portare a termine la sua missione. Di voi piuttosto non so granché, Khellendrox non mi ha mai parlato di streghe".
"Si, lui non sa di noi, ma noi sappiamo di Oetzi, conoscevamo i suoi genitori e abbiamo preso un impegno".
Ad un certo punto il nano fece un cenno alle tre donne "nascondetevi stanno arrivando due a cavallo" e preso l'albino sulle spalle entrò nel forno dove già si era nascosta Oetzi. Le tre streghe scomparirono alla vista dei presenti.
Poco dopo arrivarono due individui a cavallo, uno era un soldato in armatura completa, l'altra doveva essere o la sua donna o il suo scudiero, non portava armatura e il suo cavallo era zeppo di zaini e borse e armi lunghe e corte che pendevano ovunque.
"Mi sa che ci fermeremo qui" disse Ivvel ad Antis "i cavalli sono stanchi". Stava per scendere quando la ragazza alzò la mano per fermarlo "Abbiamo compagnia, tre megere si nascondono nelle ombre e due individui nel forno".
Ivvel sorrise alle parole della sua scudiera "Uscite, il nano respira talmente tanto forte che l'ho sentito prima di svalicare e le tre streghe, sono un po' arrugginite a quanto pare".
Scoperte Coeli, Lobar e Misar si palesarono dandosi la colpa l'una all'altra. Così fece anche Bosgio che prendendo per un braccio Oetzi la trascinò con se.
"Parleremo dopo, ora sarà bene preparar qualcosa da mangiare se non avete nulla in contrario".

Durante il pranzo Bosgio e Ivvel, parlarono a lungo di una battaglia che si era consumata a sud, entrambi vi avevano partecipato a più riprese. Ivvel, un elfo di elevata statura, si vantò di aver messo in fuga, insieme al suo gruppo di arceri, un intero battaglioni formato per lo più da orchi e goblin.
Bosgio, che non volle essere da meno, descrisse per filo e per segno tutta la tattica usata dal gruppo dei suoi nani per liberare una fortezza dall'assedio che durata giorni.
Oetzi e Antis, scoprirono di conoscere entrambe, un certo notaio che di bell'aspetto che sembrava volesse al più presto sposarsi. Solo le tre streghe restarono in disparte, parlottavano tra loro e ad un certo punto scomparvero dentro la casa, per tornarne fuori con un grosso pentolone, nel quale iniziarono a far bollire acqua e alcune cose che aggiungevano di mano in mano.
Dopo pranzo l'elfo e il nano decisero di comune accordo di interrogare l'albino che in tutto quel tempo era rimasto legato e imbavagliato.
Dopo averlo liberato, il nano iniziò a far le domande, mentre Ivvel, aveva il compito di badare che il prigioniero non facesse mosse sconsiderate.
"Hai detto di essere stato mandato dal Teneberrico per sistemare Oetzi, raccontami dunque, dovevate ucciderla o solo rapirla o che altro?"
Da prima la creatura non spiccicò parola, poi visto che l'elfo tirò fuori la propria spada lunga e il nano una delle asce, iniziò a parlare molto sommessamente.
"Sappiamo che la ragazza deve recuperare un certo oggetto, subito avevamo il compito di seguirla e spiarla per poter così mettere le mani noi sull'oggetto e riportarlo al nostro padrone, poi gli ordini sono cambiati e così, ieri sera, vedendo come si erano messe le cose abbiamo deciso di agire. Peccato che quelle là, additando le streghe che erano intorno al calderone, si siano levate dalla disputa, altrimenti, vi avremmo fatto vedere i sorci verdi".
Il nano fece altre domande, alle quali il prigioniero non volle rispondere, nel frattempo l'elfo restò silenzioso e in ascolto, poi quando il nano iniziò ad eviidenziare segni di impazienza lo fermò e prese la parola.
"Noi ci siamo già visti, il mio nome è Ivvel e vengo da Engregh, so che tu appartieni ad una dinastia nobile, non sei di questo piano, e non capisco cosa ti abbia fatto decidere di unirti a questo mago che hai nominato. Dimmi dunque, tuo padre il signore del Gremhab, sa di questa tua decisione?"
Il nano guardò l'elfo con sospetto, poi attese una risposta dall'albino sperando di avere più informazioni di quante non ne avesse ricavate fino ad ora.
In tutta risposta si levò un forte vento e genasi scomparve, le sue risa echeggiarono a lungo nell'aria fredda che si era levata, poi, scomparso il vento, tutto tornò come prima.
Oetzi e Antis, avevano sguainato le loro spade, pensando di dover intervenire, ma restarono deluse, soprattutto nel vedere che il loro ospite, se n'era andato.
"Sono stato un incoscente, dovevo almeno pensare che costui poteva conoscere una qualche magia, non dovevo essere così poco scaltro" il nano era particolarmente adirato e l'elfò cercò di calmarlo "Mastro nano, non datevi colpe, costui, avrebbe potuto fuggire in qualunque momento e voi, non avreste potuto far nulla. Piuttosto a loro potete affibbiare colpe supreme".
Le tre streghe, sembravano non essersi accorte di nulla, ancora intente a fare il loro intruglio nel pentolone. Così quando Bosgio si avvicinò a loro Coeli con aria stupita chiese "Che c'è?".
"Abbiamo perso un informatore prezioso, e voi, state li a cucinare".
"Per vostra informazione, questo potente incantesimo ci farà presto sapere dove è andato il nostro prigioniero, non temente mastro nano, malgrado l'elfo vi abbia cercato di rivoltarvi contro di noi, si sbaglia".
Lobar si voltò verso Ivvel "ma che volete che ne sappia un elfo arcere di magia?" e a rincarar la dose ci si mise anche Misar "certo voi non avreste dovuto liberarlo in quel modo. Ma comunque sia, meno male ci siamo qui noi".
Oetzi, nel frattempo, si era avvicinata al proprio cavallo, seguita da Antis e dicendole a voce bassa "intanto che loro discutono, noi potremmo incamminarci, la strada per Oplung è ancora lunga e ci siamo attardati fin troppo" poi a voce alta "se volete noi andiamo".
Le tre streghe guardarono le due ragazze che stavano salendo sui rispettivi cavalli, poi guardarono il nano e l'elfo che stavano per raggiungere le loro cavalcature "orbene, ci vedremo stasera a Oplung, non ricordavamo che voi non avete il potere di volare" e detto questo Lobar riprese a mescolare il liquido nel pentolone.

Oetzi e Antis, attesero di buon grado l'arrivo di Ivvel e Bosgio, i quattro percorsero il sentiero, restando in silenzio Antis ogni tanto andava avanti e poi tornata senza nulla proferire.
"Ecco, vedete quelle rovine? Li abbiamo combattuto e vinto l'ultima battaglia, sembrava che avessimo in pugno la vittoria e invece la disfatta era dietro l'angolo".
"Hai ragione, i nostri eserciti, dopo aver combattuto a lungo, hanno dovuto ripiegare".
"Di che guerra state parlando" chiese Oetzi curiosa.
"Io la ricordo appena" disse Antis "i due vegliardi hanno combattuto tanti anni fa e ora rinvangano il passato come se fosse ieri, sappiamo tutti che poi le cose si sono aggiustate".
"Aggiustate?" dissero contemporaneamente Bosgio e Ivvel poi il nano riprese a parlare "Quando arriveremo a Oplung vedrete, come si sono aggiustate le cose. Anzi, il mio consiglio è di non dare troppo nell'occhio, siamo vicini alla fortezza dei maghi sick e il loro maestro supremo è colui che ti vuole morta".
Oetzi tirò il largo cappuccio sul capo "cosa faremo una volta la?".
"Devi prendere la pergamena e l'opale, e io ti aiuterò in questo, Ivvel e Antis invece devono uccidere un certo Senklot, forse anche per quello le nostre strade si sono incrociate".
"Non vi ho chiesto nulla" disse l'elfo.
"No, è vero ma si da il caso che Seklot è il tesoriere e quindi avrà lui la custodia degli oggetti che stiamo cercando. Perciò, le nostre strade inevitabilmente si accavallano".
Antis guardò Ivvel "perché gli hai detto di Senklot?".
"Sapendo ciò che dovevano far loro, mi è parso giusto metterli al corrente della nostra missione, insieme son certo faremo meglio e in un tempo minore".
All'orizzonte Oetzi si accorse di una nuvola nera che viaggiava stranamente contro vento, mi se al corrente della sua visione e il gruppo, velocemente scese da cavallo e cercò riparo. La collina non presentava nessun nascondiglio possibile, non c'erano grotte, anfratti e neppure cespugli talmente fitti per nascondersi. Poco distante vi era una grande quercia che doveva aver subito un attacco da un fulmine, una parte di questa era secca e ancora recava sul tronco segni di bruciature, non avrebbe offerto riparo per tutti loro. Oetzi e Antis, più minute tra loro, si accucciarono sotto una parte del tronco cavo, Ivvel, si accucciò sotto il largo mantello color ruggine e decisamente parve essere un masso, il nano decise di restare sulla strada e camminare lentamente così da non dare troppo nell'occhio.
La strana nuvola si dissolse prima di raggiungerli, quindi i quattro poterono proseguire il loro cammino, tirando un sospiro di sollievo.
"Siamo entrati nel territorio del nemico, e siccome la magia dei 5 è molto potente d'ora in poi, dovrete stare attenti".
Bosgio, dopo le parole dell'elfo si fece sospettoso, pensò tra se e se che Ivvel sapesse più di quanto non avesse detto "ma scusate, voi come mai viaggiate in coppia? Di certo lei non è la tua scudiera, non ho mai sentito di ragazzine che diventano scudiere di elfi valorosi".
Ivvel guardò Antis e Oetzi venne inaspettatamente in suo soccorso "mastro nano, non sono affari nostri di come loro siano venuti insieme fin qui, ciò che importa è che ci daranno una mano non trovate?".
Il nano per niente soddisfatto dell'intromissione grugnì qualcosa poi spronò la sua piccola cavalcatura e si discostò dagli altri di alcuni metri.
"Dovete scusarlo" cercò di rassicurare Oetzi "si sa che i nani...".
"Nessun problema" disse Antis.
A metà pomeriggio i quattro furono abbastanza vicini da vedere le mura della cittadina, una parte di queste era in via di costruzione, molti uomini andavano e venivano con tronchi e mattoni, altri stavano sul posto e lavoravano di gran lena. Vi erano anche molte guardie che gironzolavano, facendo domande agli stranieri e ai curiosi.
"Dovremo attendere la notte per entrare e sperare di aver fortuna".
Così si accamparono in un boschetto ad est della porta principale, e nascosti dagli alberi e dai cespugli attesero il calare delle tenebre.

Quando fu il tramonto, il silenzio fu rotto da un sibilo, la radura dove erano accampati si riempì di fumo denso a tal punto che Oetzi e Antis dovettero mettere davanti alla bocca un fazzoletto per poter respirare. Ivvel sguainò la spada e Bosgio prese le due asce preparandosi al peggio.
il fischio si affievolì di colpo e venne sostituito da risa, sguaiate, argentine e scomposte, poi da coltre di fumo si diradò e davanti ai loro occhi apparvero le tre streghe.
"Pensavate non saremmo arrivate?"
"Volevate divertirvi solo voi?"
"Ditecelo, credevate che non avremmo avuto il coraggio!"
L'elfo rinfoderò la spada e il nano mise a posto le asce.
"Vi pare questo il modo di arrivare?"
"Brave, proprio un bello spettacolo. Ora, se non vi dispiace, potremmo anche andare".
"Come pensate di superare le guardie?" chiese Lobar
"E' semplice, visto che siete arrivate, voi tre creerete un diversivo, mentre noi passeremo dalla porta principale".
"E come lo creiamo? Volando?" disse Misar con tono scocciato
"Mi pare un'ottima idea" disse Antis
"Peccato che non abbiamo quel potere" disse Coeli
"Almeno non ora" rimarcò Misar
"Fate silenzio, o non servirà nessun diversivo, saranno loro a venirci incontro" disse Oetzi, cercando di calmare gli animi.
Ivvel che era stato a lungo in osservazione delle mura disse che i soldati ora erano solo cinque o sei e gli operai avevano finito il lavoro, quindi si erano ritirati dentro le mura.
"Non ci resta che affrontare quel numero esiguo di guardie"
"Ma, mi domando, perché non entriamo, senza affrontar nessuno?" chiese Lobar "pensate che ci stiano già cercando?".
"Voi, sicuramente non vi cerca nessuno, ma Oetzi si, e magari, se l'albino è tornato a far rapporto, ora ci cercano un po' tutti, non possiamo essere sicuri".
Dopo qualche minuto di silenzio di riflessione il gruppo si mosse.
"Facciamo così io e il nano andremo avanti con Oetzi legata, faremo finta di averla presa prigioniera, diremo alle guardie che dobbiamo consegnarla, nel caso in cui ci scortino al castello, le affronteremo lungo la strada, altrimenti se ci daranno solo informazioni dove portarla, il gioco sarà fatto"
"E se per caso non ci dovessero cascare?" chiese Antis
"In quel caso intervenite voi e che scontro sia".
Bosgio e Ivvel scortarono uno a destra e l'altro a sinistra Oetzi, facendo finta, ogni tanto, di spingerla, così da sembrar vero che fosse prigioniera.
"Chi va là" urlò una delle guardie
"Siamo cacciatori di taglie, abbiamo saputo che il vostro signore sta cercando una ragazza e pensiamo di averla acciuffata, vogliamo consegnargliela, e magari avere la nostra ricompensa" disse Bosgio restando ad una certa distanza.
"Venite avanti lentamente" disse nuovamente la guardia che aveva parlato in precedenza. Il nano e l'elfo accompagnarono Oetzi per altri quindici passi poi videro arrivar loro in contro tre guardie munite di torce.
"La voce dunque si è sparsa" una dei soldati si avvicinò ulteriormente, poi mosse la torcia davanti ai visi del nano dell'elfo e indugiò più a lungo su quello di Oetzi.
"Due dei miei uomini vi scorteranno a palazzo, li troverete il capitano delle guardie e dopo aver consegnato la ragazza, se sarà quella che stanno cercando, vi sarà data la ricompensa".
Nel frattempo Coeli, Lobar, Misar e Antis, si erano ben truccate e vestite e venute da una direzione diversa dal nano e l'elfo si avvicinarono al portone principale. Anche nel loro caso una guardia gli intimò di fermarsi.
"Messere, siamo quattro donne indifese, abbiamo viaggiato a lungo e portiamo i nostri servigi ai lavoratori stanchi che alloggiano nelle taverne".
Il soldato si avvicinò alle ragazze, con la torcia le esaminò minuziosamente "siete davvero molto carine" e poi passando davanti a Misar "un bel bocconcino" e tu tu "passando in rassegna Coeli "potevi sistemarti meglio quella chioma", la guardia fece altri commenti, le ragazze non fiatarono, quindi le lasciò passare. Tornando a guardare l'elfo e il nano.
"Voi due - chiamando a se due soldati - scorterete questi a palazzo, presto andate".
Le tre streghe e Antis percorsero lentamente la via principale, poi presero un borgo a sinistra e attesero l'arrivo delle due guardie che accompagnavano Ivvel, Bosgio e Oetzi, avrebbero fatto loro un agguato.
"Spero che il vostro padrone sia magnanimo, abbiamo faticato e non poco per catturare questa donna e ora, vorremmo solo trovare una locanda, un buon pasto e un letto"
"Non dubitate, messere, se la ragazza è colei che penso, avrete soldi in abbondanza per divertirvi".
Il nano prese sottobraccio Oetzi e le bisbigliò qualcosa all'orecchio, poi proprio mentre stavano per raggiungere il borgo dove si erano nascoste le donne, all'improvviso calò la nebbia. Nella via echeggiarono rumori di ferraglia, grida soffocate e passi veloci. Quando la nebbia scomparve sulla pavimentazione sconnessa erano rimaste solo le due guardie morte stecchite.

Dopo aver percorso la via, si fermarono ad alcune centinaia di metri dalla fortezza.
"E ora?" chiese Antis vedendo che due guardie stavano davanti al portone mentre altre passeggiavano avanti e indietro.
"L'oggetto è custodito in una stanza adiacente alle cantine, quindi dovremo scendere" disse Oetzi dopo che ebbe ricontrollato la pergamena rilasciata da Khellendrox.
"Noi ci occuperemo delle guardie che gironzolano" disse Coeli, e le tre streghe partirono verso il castello.
Bosgio e Ivvel si guardarono per un istante "noi metteremo fuori uso le guardie all'ingresso e voi, dopo di che potrete entrare.
Lobar e Misar fischiettando si avvicinarono ad una delle guardie che subito si fermò "chi è là".
"Siamo tre belle donzelle in cerca di compagnia" uscendo dal buio e avvicinandosi un po' per farsi notare meglio.
Un'altra guardia sentendo le voci femminili si avvicinò alla precedente "e cosa ci fate da queste parti? E' tardi, e dovreste essere per lo meno in taverna".
"Siate gentili - avvicinandosi ulteriormente - non vogliamo farvi nulla se non ciò che desiderate".
Le due guardie si guardarono attorno, e non vedendo nessun altro si avvicinarono alle donne.
"Dunque volete solo far due chiacchiere?".
"Siete molto belle, e a quest'ora di qui non passa mai nessuno".
Mentre le due guardie erano impegnate a parlare con Misar, Lobar e Coeli, Ivvel e Bosgio, si avvicinarono ai due soldati che erano davanti al portone. Di Ivvel non si accorsero minimamente, mentre invece sentirono i passi del nano, che in armatura pensate non riuscì ad essere del tutto silenzioso.
"Chi è là" puntando le alabarde verso il buio dove avevano sentito i rumori.
L'elfo e il nano si fermarono, sperando che le guardie, non sentendo più nessun rumore tornassero nelle loro posizioni. Sfortunatamente non fu così, infatti, una delle guardie avanzò nel buio "se c'è qualcuno gli conviene uscire, perché se lo trovo, sarà immediatamente ucciso".
La morte invece trovò prima lui, infatti mentre la guardia aveva appena scorto Bosgio, Ivvel, sbucato da un cespuglio alla sua destra lo trafisse con la spada, tappandogli la bocca e sdraiandolo a terra delicatamente.
Il nano e l'elfo ripresero a camminare in direzione della guardia che era rimasta alla porta. Questi nel frattempo si era accorto che qualcosa era accaduto al compagno, quindi sguainò la spada, e al contrario del precedente vide i due arrivare di gran carriera. Lo scontro fu breve, la superiorità numerica ebbe la meglio e la guardia morì senza proferir parola.
Oetzi e Antis, che erano rimaste nascoste fino ad allora, uscirono dal nascondiglio e seguirono Ivvel e Bosgio, dentro la fortezza lasciando all'esterno le tre streghe ad intrattenere le altre guardie.
Appena entrati, piombarono in una semi oscurità, non tutte le torce appese al muro erano accese. Il nano e l'elfo avevano occhi abituati a quel tipo di luce, più in difficoltà invece si trovarono Oetzi e Antis che raggiunta una torcia dovettero prenderla per poter seguire gli altri.
Dopo aver percorso il corridoio trovarono le scale, ascoltarono se da basso provenivano del rumori, ma nessuno di loro sentì nulla. Quindi procedettero, scendendo. La scala era piuttosto stretta e ripida, dal soffitto ogni tanto cadeva qualche goccia d'acqua che rendeva scivoloso il pavimento.
Quando raggiunsero il sotterraneo, si fermarono nuovamente per sentire se vi fosse qualche presenza, ma ancora una volta non si udì nulla.
Procedettero ancora, Oetzi passò davanti al gruppo insieme a Antis e iniziò a contare le porte che si affacciavano sul corridoio a destra e a sinistra, quando ad un certo punto si fermò davanti ad una porta in legno e ferro. Mancava totalmente di serratura, provò a spingerla, ma fu tutto inutile, quindi facendo un gesto alle sue spalle, il nano prese una breve rincorsa e diede una poderosa spallata alla porta che scricchiolò appena alzando una nuvola di polvere che li investì.
La tosse prese tutti quanti, cercarono di soffocarla, ma fu tutto inutile, forse il rumore della porta, forse la tosse, comunque, sentirono dei passi che venivano dalla loro parte, così si prepararono ad affrontare il nemico. Erano quattro guardie e dietro di loro una creatura piuttosto ingombrante, alta come il soffitto e larga praticamente come tutto il corridoio, aveva quattro braccia e appena vide il nano e l'elfo e le due ragazze dietro iniziò ad urlare.
Bosgio prese in consegna una delle guardie, mulinellò le asce e poi cercò di colpire il costato del suo assalitore, il primo colpo fu parato dalla spada del soldato, mentre il secondo andò a squarciare lo scudo di legno.
Anche Ivvel sguainata la spada inizò a duellare con una delle guardie, si dimostrò subito più veloce di riflessi, le spade si incrociarono parando a vicenda i colpi, poi l'elfo scivolò tra le gambe della guardia e dopo essersi rialzato la colpì alla schiena mortalmente.
Oetzi con le due spade sguainate ebbe presto ragione del suo avversario, mentre l'unica in difficoltà si dimostrò Antis che, probabilmente poco avvezza a combattere, era stata incantonata in un angolo e, se non fosse intervenuta Oetzi a colpire la guardia alle spalle, probabilmente sarebbe rimasta ferita nello scontro.
Dopo essersi liberati delle guardie, i quattro dovettero affrontare il mostro che lentamente avanzava nel corridoio. Ivvel, gettata la spada a terra prese l'arco e scoccò una freccia, che rimbalzò letteralmente, sulla pellaccia dura della creatura. Bosgio, allora, si portò sotto la creatura e con entrambe le asce la colpì all'addome a ad una coscia. La creatura, doveva avvertire un dolore lancinante, perché il suo urlo si alzò di un ottava rispetto al precedente. Poi calò quattro clave sul nano, i primi due colpi furono parati con le asce, mentre gli altri due andarono a segno e il nano dovette indietreggiare un po' stordito.
Allora veloce si fece avanti Oetzi, fece una capriola e appoggiando il piede destro sulla parete si alzò in volo, quindi con entrambe le spade andò a colpire la creatura che si ritrovò l'elfa all'altezza del viso.
Antis ancora spaventata per il duello precedente restò immobile in un angolo.
L'elfo riprese la spada e correndo arrivò sotto al mostro, poi alzò la spada e calò su di lui un fendente. Anche questo colpo andò a segno e la creatura crollò sul pavimento morta.
"Credo che ora ci potremo occupare della porta, su Antis, facci vedere di cosa sei capace".
Antis, sospirò, poi prese dalla borsa alcuni oggetti metallici e iniziò a lavorare sulla porta, in breve tempo si sentì un rumore e la porta si aprì.
All'esterno le tre donne stavano ancora chiacchierando con le guardie, quando una di queste girato l'occhio e non vedendo i due compagni sulla porta si allarmò, stava per sguainare la spada quando venne pugnalato alla gola da Lobar, stessa fine toccò anche al soldato al suo fianco, infatti Misar prese il coltello e gli bucò la pancia.
Le tre streghe, dopo aver fatto carneficina delle guardie decisero di rimanere all'esterno accanto al portone, e fingersi le guardie, così da non destare sospetti se fosse arrivato qualcuno.

La stanza che si aprì davanti a loro era buia, all'interno alcuni rumori attirarono la loro attenzione e subito il nano si incaricò di stare davanti al gruppo. Gocce scendevano dal soffitto e producevano leggeri schiocchi quando cadevano sulla pavimentazione, ma un altro rumore, fece fermare il nano sulla soglia, sembrava che all'interno qualcuno avesse il respiro pesante.
Bosgio, abituato a vedere nelle oscurità delle caverne, vide i contorni di una creatura, era alta quasi il doppio di lui e sembrava avesse due teste, le braccia possenti e le gambe divaricate. Stava contro la parete ed era in attesa.
Il nano si voltò di trequarti "siamo attesi, preparatevi" ed entrò spostandosi sul lato destro per lasciar passare Ivvel che incoccò una freccia e la puntò in direzione della creatura che stava all'interno.
La punta della freccia, passò il mostro senza fermarsi e sbattè contro la parete ricadendo poi al suolo.
L'elfo sguainò la spada e si spostò a sinistra, così da far entrare Oetzi. Antis rimase sulla porta, lo sguardo puntato sull'unica uscita, da li potevano arrivare le guardie.
Il guardiano restò fermo, ansimando, sicuramente stava li in attesa che i tre gli venissero contro, il suo scopo era solo quello di proteggere gli oggetti che stavano nella parete dietro di lui.
"Se vogliamo prendere gli oggetti, dovremo combattere contro quella creatura, che a quanto pare ha la capacità di diventare incorporea".
"Antis, ci servirà la magia delle streghe, vai a chiamarle" disse Oetzi in un sussurro e volgendo le spalle alla stanza.
Mentre Antis stava ripercorrendo il corridoio per raggiungere nuovamente le scale e arrivare all'ingresso principale, sentì un urlo che la fece sussultare. La creatura aveva dato l'allarme e da li a poco sarebbero sciamati soldato da tutte le parti.
Anche all'esteno si avvertì il grido, Coeli, Lobar e Misar decisero di entrare nella fortezza, a quel punto, non sarebbe servito fermare eventuali guardie che volessero rientrare. Dopo alcuni metri percorsi all'interno, incontrarono Antis.
"Venite presto, c'è bisogno di voi, sotto".
Il nano e l'elfo corsero verso il mostro e colpirono contemporaneamente la creatura che parò entrambi i colpi con le braccia. L'ascia del nano si conficcò nell'avambraccio sinistro producendo un taglio profondo che però si cicatrizzò quasi all'istante; la spada dell'elfo, invece, andò a cozzare contro un anello metallico che il mostro aveva attorno al polso. Quando la lama colpì il metallo, questo si illuminò, si colorò di azzurro, poi di viola e in fine di arancione, sprigionando un raggio che arrivò in faccia a Ivvel accecandolo.
L'elfo cadde, battendo la schiena, fortuna senza conseguenze, e quindi si rialzò subito.
Oetzi, veloce, prese una breve rincorsa e saltando sul piede sinistro, si levò, fino quasi a toccare il soffitto e dopo aver fatto una piccola capriola colpì con un calcio il cranio del mostro, poi ricadde alla sua sinistra.
Il guardiano fece un passo avanti, e calì il suo braccio destro sul nano, che fortuna per lui, riuscì a schivarlo. Il pavimento sotto quel pugno possente scricchiolò e schegge volarono ovunque, colpendo anche Bosgio. Nello stesso tempo, anche l'elfo fu vittima del pugno di sinistra, l'elfo che si era appena rialzato fu investito da quella forza sovraumana e ne restò schiacciato, ritornando carponi sul nudo pavimento.
Ad Oetzi capitò sorte peggiore, infatti il mostro voltando il capo, la vide e aprendo le fauci le sputò addosso un liquido giallastro che arrivandole addosso le fece fumare l'armatura e bruciare la spalla destra.
La ragazza urlò di dolore, le bruciava tutto il braccio, cercò di rotolarsi in terra per alleviare quel dolore ma fu peggio.
Il nano, alzò entrambe le asce e colpì il braccio della creatura, che poco prima aveva tentato di colpirlo, il sangue scese a fiotti e la creatura guaì di dolore, l'elfo invece non riuscì a portare a termine il suo attacco, non riuscendo neppure ad alzarsi.
Nel frattempo le tre streghe raggiunsero la porta seguite da Antis che restò dietro di loro in attesa di veder comparire le guardie alle sue spalle.
La creatura, malgrado la ferita, non si perse d'animo e alzato nuovamente il pugno lo calò ancora sul nano, questa volta, Bosgio fu investitò dalla furia di quella mano gigantesca, il colpo fu così tremendo che venne colpito e scagliato contro la parete, restando così intontito per qualche secondo.
Anche l'elfo subì lo stesso trattamento, ma questa volta, ancora sdraiato in terra, riuscì a rotolare sul lato, prima che il pugno arrivasse a colpirlo.
Oetzi, quando vide che il mostro la stava cercando con gli occhi, probabilmente per colpirla nuovamente fece un balzo e lo prese in contropiede, le due spade corte trafissero entrambe le guance della creatura che urlando di dolore la fulminò con gli occhi.
Le tre streghe alzarono le loro voci all'unisono, iniziando un rituale probabilmente potente.
Il nano restò immobile contro la parete, stava per rialzarsi, quando venne nuovamente investito da un ennesimo pugno. Questa volta a farne le spese fu la sua gamba destra che emise uno scricchiolio sinistro.
Il mostro però per colpirlo aveva dovuto spostarsi e quindi Ivvel riuscì, con un balzo, a colpirlo all'addome con la sua lunga spada, quasi contemporaneamente Oetzi, mentre tornava a terra, dopo aver fatto il balzo precedente, colpì il nemico sul fianco sinistro lasciandogli due squarci profondi che poco dopo iniziarono a rimarginarsi.
"Non so per quale magia, ma riesce a curarsi poco dopo che noi lo colpiamo" avvertì l'elfo.
Il nano, sapeva di avere una gamba rotta e quindi non sarebbe riuscito a muoversi, si alzò e con le asce andò a recidere di netto due dita del pugno che stava nuovamente calando su di lui. Il mostro dopo quel colpo ritirò la mano urlando di dolore.
Oetzi, ricadendo a terra fu investita nuovamente dall'acido che la colpì sulle gambe, il dolore fu terribile.
Le tre streghe intanto finirono il loro rituale, l'aria si riempì di nebbia verde-giallognola che d'un tratto andò ad avvolgere solo il mostro, dalla pelle di questi si alzò del fumo da prima grigio poi bianco e in fine nero. Il nano si trascinò di un metro verso l'uscita, imitato dall'elfo che indietreggiò di qualche passo, mentre Oetzi dolorante per l'acido si accostò alla parete.
Il mostro cadde liquefacendosi.
All'esterno Antis, vide arrivare quattro guardie e ingaggiò duello con loro, fortunatamente il corridoio stretto non permetteva di essere attaccata da tutte e quattro contemporaneamente, ma solo una per volta.
Le tre streghe, finito il rituale si sedettero in circolo appoggiando il capo l'una sulla spalla della vicina, quasi assopendosi.
"Che oggetti devo prendere?" chiese l'elfo a Oetzi credendo di essere l'unico in grado di camminare.
La ragazza seduta contro la parete con l'espressione molto dolorante gli gettò una pergamena ed egli, dopo averla srotolata vide un oggetto assai strano, aveva la coda di un'aragosta e il muso sembrava una mano, andò ferso la parete e la vide, era incastonata nel muro, attorno ad essa una luce la faceva risplendere. Pensò di doverla staccare con la spada, ma, invece, quando la toccò, l'oggetto gli cadde tra le braccia, caldo e spugnoso, prese vita per un attimo, prima di ritornare freddo e rigido.
"Il nano, restando seduto, rovesciò il contenuto di un'ampolla sulla gamba rotta e poi bevve da una fiala per guarire dalle ferite subite.
All'esterno Antis aveva avuto ragione di due delle quattro guardie ma ora era in difficoltà "Ivvel, Ivvel" urlò sperando che l'elfo venisse in suo aiuto.
L'amico dopo aver consegnato a Oetzi l'oggetto che teneva nelle sue mani, andò fuori dalla stanza e di slanciò trafisse la guardia che stava ingaggiando duello con la donna. Quindi in due ebbero presto la meglio sull'ultima guardia rimasta.
Poco dopo i sei uscirono dalla fortezza e scomparvero nell'oscurità della notte.




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