venerdì 9 gennaio 2015

Racconti: Fiamme e Sabbia - Tatiana Vanini

Eccoci a noi per un altra serie di racconti!
Purtroppo è l'unica cosa che riusciamo a fornirvi in questo periodo: gli esami ci sommergono e le recensioni/interviste languono...
Ecco a voi il primo!
Come al solito ricordatevi di votare il vostro preferito nel sondaggio alla vostra destra! 





Fiamme e Sabbia
Tatiana Vanini


«C'è l'ho fatta!», disse Katrina soddisfatta entrando nella stanza, «Ho il permesso dell'università per la ricerca in loco!»
Un nano sedeva ad una scrivania intento a scrivere su di una pergamena. All'ingresso della trionfante donna non alzò nemmeno gli occhi e senza smettere di vergare caratteri le rispose flemmatico: «Congratulazioni».
Scacciato dagli altri nani che vivevano all'interno della catena montuosa dei Monti in Mezzo, perché parlava in maniera non appropriata cioè troppo velocemente, si era trasferito a La Capitale dove si era iscritto all'Università della Sapienza Sapiente. Nella prestigiosa istituzione aveva conseguito una laurea in Zoologia mitica, magica e normale proprio come Katrina e ora, sempre come lei, stava per ottenere un dottorato.
Katrina, con le mani sui fianchi, ribatté: «Mi raccomando non mostrare troppa gioia»
«D'accordo», rispose il nano che rispondeva al nome di Calador.
«Dovresti essere più interessato, visto che il permesso è valido per entrambi»
Quest'ultima frase della ragazza riuscì a distogliere Calador dal suo lavoro, infatti posò la penna d'oca e la fissò: «Cosa intendi dire?»
«Che ho chiesto ed ottenuto una spedizione pagata per concludere i miei studi, e tu mi accompagnerai»
«Se sono i tuoi studi che c'entro io?»
«Ho pensato che stare un po' all'aria aperta ti avrebbe fatto bene, mi ringrazierai più tardi, adesso dobbiamo fare i bagagli».
Calador aveva perso tutta la flemma quando rispose: «No che non ti ringrazio, non me ne frega un accidente dei tuoi studi. Ho i miei da completare!»
«Dettagli», disse Katrina con uno svolazzo della mano destra, «ho tutti i documenti in regola, con la firma del Sublime Rettore, non puoi opporti. Oh, a proposito, ti ho detto che si parte tra un'ora, vero?»
Il grido esasperato di Calador s'infranse contro la porta chiusa da Katrina che usciva felice e saltellante. Quella ragazza lo avrebbe fatto morire prima dei duecento anni, ma ormai il danno era fatto, un rifiuto avrebbe fatto infuriare il Sublime Rettore, evento controproducente per i suoi studi, quindi non gli restava altro da fare che prepararsi alla partenza e di corsa per giunta.
Un'ora dopo Calador e Katrina erano insieme davanti ad una porta tutti istoriata di rune magiche in attesa. Il nano ne approfittò per ottenere qualche informazione sul loro viaggio: «Posso sapere dove mi stai trascinando e a studiare cosa?»
Katrina spalancò gli occhioni nocciola, poi lisciandosi la veste marrone chiaro da escursione: «Non te l'ho detto? Che sbadata. Andiamo nella piana desertica a sud, a studiare una colonia di draghi delle sabbie»
«E come ci arriviamo? La piana è lontana»
«Per questo ci facciamo teletrasportare», rispose lei indicando la porta.
«Sei pazza? I maghi non sono molto pratici, è più probabile finire per metà in un muro!»
«Quante storie, cerca di essere positivo, per una volta!»
I due si trovarono al cospetto del mago che dopo averli posti all'interno di un cerchio magico gli assicurò che sarebbero stati a destinazione in un lampo, poi gli consegnò una pergamena e diede il via all'incantesimo. Con uno sfarfallio sparirono dalla stanza per riapparire nel deserto. La magia era riuscita e il caldo torrido che li accolse ne era la prova.
«Visto? Liscio come bere un bicchiere d'acqua!», disse Katrina.
«Si dice facile, liscio è come l'olio. Cos'è che ti ha dato il mago?», rispose Calador sinceramente stupito di essere ancora vivo e nel posto giusto.
«Un mezzo per levarci dai guai in caso di necessità: rompi il sigillo e torni all'università con un balzo temporale. In pratica torni nel passato, ma con i ricordi intatti, mentre tutto il mondo ritorna indietro e basta. Fico, vero?» e Katrina si mise in marcia.
Calador la seguiva chiedendosi quanto aveva speso la facoltà per dotarli di certi mezzi, ma soprattutto cosa avesse fatto Katrina per ottenere tanto... no, l'ultimo punto non gli interessava affatto, certe cose era meglio non saperle.
Dopo una marcia che portò via tutto il pomeriggio e li lasciò stremati e scottati, giunsero in una zona dove la sabbia era più fine: l'habitat perfetto per i draghi delle sabbie. Mentre montavano le tende e si sedevano a riposare le increspature simili a onde che si sollevavano e si abbassavano ritmicamente, gli diedero conferma di trovarsi nel posto voluto. Quelle turbolenze erano create dai draghi che nuotavano sotto la sabbia.
Katrina era persa in ammirazione, Calador era già stufo e voleva tornare a casa il più in fretta possibile per riprendere il lavoro. Persi nei loro pensieri furono ricondotti alla realtà da un eruzione di sabbia che si sollevò nel cielo in una colonna sabbiosa alta dieci metri, accompagnata da un insolito rumore: «Eeeeptchiuuuuuuuù!», seguita dalla comparsa di un drago enorme.
I dottorandi caddero a sedere di schianto in preda allo spavento causato da quella apparizione.
«Che diavolo è quello?», urlò Calador.
Katrina era sconvolta quanto lui: «Non lo so! Un drago delle sabbie è grande quanto un coccodrillo, questo.... bé questo... è grande quanto un drago!»
La colossale bestia uscì completamente dalla sabbia, lungo più di sei metri con ampie ali membranose, possenti zampe artigliate, una grande testa cornuta e scaglie dure che ricoprivano tutto il corpo. A parte queste caratteristiche spaventose era dotato di uno strano oggetto: una specie di maschera gli copriva gli occhi. Il drago, di un colore marrone sporco, starnutiva facendo tremare la terra e sputava cumuli di sabbia dalla bocca. Dopo gli starnuti venne colto da un accesso di tosse che lo costrinse ad accucciarsi per riprendere fiato una volta terminato.
«Non mi sembra che ti stia molto bene...», disse Calador.
«Sembra anche a me...», convenne Katrina, poi vinta l'incertezza si rialzò e si mosse verso l'essere ansante: «Tutto bene? Vuoi un antistaminico?»
Calador le corse al fianco afferrandola per un braccio e tirandola indietro sibilandole: «Un antistaminico? Ma sei scema? Cosa ti salta in mente?»
«Mi sembra che abbia una reazione allergica... credevo fosse una buona idea, un gesto carino»
«Perfetto, sei pazza, ora non ho più dubbi»
Il drago si accorse della loro presenza, e levatosi la maschera con una zampata li guardò con gli occhi più verdi e arrossati che avessero mai visto.
«Credo che ti servirebbe anche un collirio...», riprese Katrina prima di venir zittita da un calcio allo stinco da parte di Calador.
«Chi siete?», chiese il drago con voce roca.
«Zoologi. Siamo qui per studiare voi draghi delle sabbie», rispose Katrina.
«Capisco», disse il drago riprendendo a tossire sabbia.
«Siete tutti così grossi e cagionevoli?», domandò Calador incuriosito nonostante la paura che provava.
«No, solo io», rispose mesto il drago, «i miei fratelli sono molto più piccoli, mia madre è più piccola, i miei amici sono più piccoli e nessuno ha i problemi che ho io...»
Il nano assunse un'espressione dubbiosa, mentre la sua compagna girava cautamente intorno al colosso: «Esattamente che problemi hai?», domandò entrando in modalità ricercatore.
Felice di avere un pubblico dall'aria competente col quale sfogarsi il drago cominciò a raccontare della sua infelice condizione: «Quando scavo sotto la superficie la sabbia mi s'infila dappertutto, negli occhi, nel naso, in bocca. I miei famigliari mi hanno regalato questa maschera, ma soffro lo stesso di una tremenda congiuntivite. E poi non riesco a respirare, mi manca il fiato e allora rischio proprio di soffocare, così devo tornare fuori ma inizio a starnutire, a tossire... sono disperato»
«E ti credo, sei il drago delle sabbie più disastroso che conosca», sentenziò Calador.
«E' normale che sia così», si udì la voce di Katrina da un punto imprecisato oltre il drago.
Nano e drago la guardarono. La giovane era vicina ad una zampa posteriore del drago e con un pennello lo stava pulendo dalla sabbia. Sotto lo strato marrone le scaglie iniziarono a brillare di un bel rosso acceso.
Man mano che il colore originario della bestia compariva, la fronte di Calador s'imperlava di sudori freddi, le cose non si mettevano bene e con Katrina di mezzo potevano solo peggiorare, così muovendosi furtivamente raggiunse la tenda per prendere l'oggetto per levarsi dai guai che aveva dato loro il mago: meglio averlo nelle vicinanze.
«Cosa puoi dirmi della tua infanzia?», chiedeva intanto Katrina.
«Boh, non molto. Sono stato un uovo grosso a detta di mia madre, e fin da cucciolo ho sempre avuto dimensioni maggiori rispetto agli altri piccoli... con la sabbia non sono mai andato d'accordo e rispetto al branco sono lento, goffo e tossisco. Tu sai perché?»
«Certo!», rispose lei sicura. «Analizziamo gli indizi: i draghi delle sabbie sono lunghi dai due ai tre metri, tu superi i sei; i draghi delle sabbie hanno ali piccole e inutili al volo, le tue sono grandi e perfette per volare; i draghi delle sabbie respirano sotto la superficie come i pesci sotto l'acqua, hanno speciali membrane protettive per gli occhi e il naso, tu no; infine i draghi delle sabbie sono marroni, tu sei rosso. Conclusione: sei un drago rosso. Probabilmente il tuo uovo si era smarrito e tua “madre” ti ha trovato e allevato come suo, ma sei diverso e il tuo habitat è un altro»
Calador si coprì la faccia con le mani, temendo il peggio.
«E come si comporta un drago rosso e dove vive?», chiese la bestia con uno scintillio sinistro nello sguardo.
Ignara del ginepraio nel quale si stava cacciando, Katrina rispose solerte, lieta di conoscere bene l'argomento: «La tana ideale è in una grotta, all'interno di una montagna. In un posto difficile da raggiungere e ben protetto, dove poter accumulare e nascondere il tesoro. Un drago rosso depreda e uccide con le sue fiamme per accumulare oro, distrugge paesi e città, scatenando il panico in chi lo incontra».
«Interessante... è tutto?» chiese il drago sentendo la propria natura rinascere a quelle parole.
Katrina riprese, mentre Calador disperato la raggiungeva: «Solo un'altra cosa: in genere la dieta preferita di un drago rosso sono le fanciulle», concluse lei per poi chiedere: «Allora, che ne pensi?»
Il drago rise e ruggì: «Penso che sarai una prova deliziosa!»
Calador pronto all'inevitabile disastro ruppe il sigillo un attimo prima che un torrente di fuoco, sgorgato dalle fauci del drago, li arrostisse. Il mezzo di soccorso funzionò e i due si ritrovarono all'università, scossi ma incolumi.
«Fantastico! Un simile risultato va oltre ogni aspettativa: un drago rosso che si crede un drago delle sabbie. Ne verrà uno studio unico!», Katrina era raggiante.
Calador riuscì solo a dire un estenuato: «Sei pazza», prima di cadere a terra svenuto.
E il drago?
Per lui il tempo si riavvolse cancellandogli i ricordi e riportandolo sotto la sabbia, con tutti i suoi problemi e la sua inadeguatezza. Chissà se qualcun altro farà luce sulla sua vera natura prima che il mondo giunga alla...



FINE


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