domenica 28 dicembre 2014

Shadowdance (La Danza degli Inganni) - David Dalglish



Sarò sincera: ho comprato questo libro 1) perché costava 5 euro e 2) perché in rete tutti ne erano tanto schifati quando entusiasti dei seguiti, in particolare del terzo. Essendo alla ricerca di qualcosa che mi catturasse ho accettato il sacrificio (meno di 300 pagine, con carta spessissima e caratteri da cieco in piena notte) e... ora devo sbollire alcuni istinti assassini.



Trama: Thren Felhorn è mastro della Gilda del Ragno, un assassino spietato nonché cazzutissimo e indiscusso capo delle Gilde dei Ladri. Non chiedetemi cosa sono le Gilde perché non lo so: ce ne sono cinque ma ci viene detto soltanto che gestiscono droga e prostituzione (molto originale, davvero...) e fanno gli spacconi, ammazzando uomini e rubando ricchezze al Triumvirato. Cos'è il Triumvirato? Un alleanza vecchia di mezzo millennio fra re di una città (o mega regno? o cos'altro? mah!) i cui attuali eredi sono tre deficienti grassi e immersi nell'oro (dai ragazzi, piantatela di spingere per fregarvi queste idee originali! E che cavolo! Ci sono prima io!)
Dicevamo... questo temutissimo signore ha deciso di dare una svolta alla lotta fra Gilde e Triumvirato approfittando del Kensgold, una festa di una sola notte dove i tre Re sperpereranno daranno mostra della loro ricchezza e potenza. A tal fine ha chiesto e ottenuto l'alleanza di tutte le Gilde, tranne una: quella della Cenere. In tutto questo introduce il figlio tredicenne Aaron, che cinque anni prima uccise l'arrogante fratello, divenendo così l'erede al posto di comando del paparino bello; a lui però non frega niente di ammazzare la gente o lasciarla incatenata nuda a un muro in balia del pugnale del primo porco che passa (...) ma ha soltanto due persone dalla sua parte, e un'intera Gilda contro: Robert Haern, maestro pagato dal padre e che lo salvò all'ultimo dal proprio doppiogioco, e Kayla, la ragazza che incontrò durante la fuga da quest'ultima vicenda, salvandogli la vita.
Sì basta: cosa vi aspettavate in 270 pagine?

Vi anticipo già da subito che questo libro migliora leggermente verso la metà, ma resta comunque una schifezza. Vediamo perché:

- l'autore ha la maledetta mania delle descrizioni statiche. Potrei ucciderlo per questo. Già nella prima pagina, anche se Threin è ferito/avvelenato/ha il braccio mezzo paralizzato DEVE proprio dirci com'è vestito e dove si trova:

"Il mastro della Gilda del Ragno si lasciò cadere su una sedia e si tolse il
cappuccio grigio e il mantello dello stesso colore. Ora si trovava
in una stanza molto più ampia, dipinta d'argento e decorata con
ampi quadri di campi e di montagne."

Ora, non so voi, ma io quando mi sto dissanguando non è che mi metta a dire "scusate, mi togliete la polvere da quel soprammobile? Sapete, è bruttarella da vedere..." perciò, avendo il punto di vista limitato, anche se il narratore è in terza persona, cerchiamo di essere plausibili e di non avere scatti di onniscenza perché fa veramente pietà.
Ma non è tutto.
OGNI santissima volta che ci presenta un nuovo personaggio, deve SEMPRE farci sapere il colore degli occhi e dei capelli e se è bello o meno.

"Suo figlio Randith entrò dall'altra stanza. Somigliava molto al padre: gli
stessi lineamenti spigolosi, lo stesso naso sottile e il sorriso lugubre.
I capelli erano castani come quelli della madre, e ciò bastava a
renderlo caro a Thren. Entrambi indossavano i pantaloni grigi
della loro gilda, e sulle spalle Randith portava un mantello grigio
come quello del padre. Una lunga lama affilata era appesa a
lato della cintura, mentre dalla parte opposta portava un pugnale.
Gli occhi azzurri del giovane incontrarono quelli di suo padre."

Sì, il padre è Thren e sì, è ancora lì ferito. Il mio odio atroce per le descrizioni statiche ha un motivo ben preciso, anzi più di uno: è inaccettabile interrompere l'azione soltanto perché uno pensa che i lettori siano così scemi da non riuscire a ricostruire un personaggio in base a pochi indizi sparsi qua e là, e poi manda in frantumi la coerenza con il punto di vista scelto. Insomma, poteva dire che vedere se stesso nel figlio lo fece sentire meglio, o che i tratti della madre gli fecero provare una dolcezza da tempo dimenticata... o che so io: le informazioni vanno basate sul personaggio che vede, non sull'autore che sa.
Simile (sempre nel mezzo dell'azione):
"<<Stanotte le cose cambieranno.>> annunciò Walt. <<Stanotte
il cervo dimostrerà di non essere affatto morto. >>
<<Si muovono.>> intervenne Vick, l'altro uomo che stava sul
tetto con loro. Era giovane, con corti capelli biondi e un paio di baffetti
radi che non si infoltivano anche se il ragazzo passava mesi
e mesi senza radersi."

- Credibilità: l'abbiamo già vista in queste odiose descrizioni, ma lo spettacolo horror non si ferma affatto qui.

"<<Sai dov'è Cregon?>> gli domandò, riferendosi al mago
alle loro dipendenze."

A parte che "mago alle loro dipendenze" non mi significa molto: è un guaritore? Pulisce le latrine? Dà da mangiare alle oche? Insomma, è una precisazione inutile: si poteva far rispondere l'altro con, per esempio, "sarà a spaventare i piccioni anziché mescolare le erbe medicinali" e allora avremmo capito tutti.

"Prima ancora di realizzare di aver già preso una decisione,
Kayla si mosse. La mano scivolò alla cintura, dov'erano
agganciati più di venti pugnali, più simili a lame da lancio
che a coltelli da battaglia. Stando alle grida e alla frenesia
dei soldati, era ovvio che stessero dando la caccia al ragazzo."

Be', ovvio: tu stai pedinando una truppa saltando da un tetto all'altro finché  non irrompe in una casa e  tu vedi qualcuno che scappa dalla finestra, mentre gli altri se ne accorgono soltanto perché vedono il compagno morto, e non pensi che magari i padroni di casa stiano scappando per non finire male. No, devono proprio dare la caccia a quello lì. Che guarda caso potrebbe fruttarti un pacco di soldi.
Che crepa se l'autore la smettesse un attimo di fare il Manzoni e lasciare che i personaggi vedano con i loro occhi, in questo caso un briciolino esagitati.

- Schifo e violenza gratuiti:
"<< [...] Gileas ti ha chiesta come compenso per avermi
raccontato la tua cospirazione con Gerand. Non avevo
nessuna intenzione di pagarlo... ma, del resto, non avrei mai
pensato neanche che tu potessi rifiutare la posizione che ti ho offerto.>>
Un brivido di disgusto corse lungo la schiena della donna.
Ora capiva perché le avevano tolto tutti i vestiti. [...]
Nella notte stellata, Veliana li vide oltrepassare una sagoma
zoppicante che camminava in direzione opposta.
Veniva verso di lei. [...]
Lei era ammanettata e innocua.
E lui aveva tutta la notte a disposizione.
<<Niente di personale.>> disse premendole
la punta del pugnale contro il sopracciglio [...]
Conficcò il pugnale nella carne della ragazza.
Il sangue cominciò a scorrere intorno all'occhio.
Veliana strinse le palpebre per allontanare il bruciore.
<<Tutta la notte.>> disse lui mentre faceva scivolare
la lama verso il basso <<Ho tutta la notte.>>
Le tagliò via il sopracciglio, la palpebra, e poi l'occhio.
Veliana cominciò a urlare.
Gileas premette la bocca contro quella di lei, bevendo
le sue grida come fossero sorsi di buon vino.
Lei fu colpita dall'odore del suo fiato, poi sentì la sua lingua su di sé.
Viscida, umida, calda. Gli vomitò in bocca.
E lui non fece altro che bere pure quello."

Allora. Che fa VERAMENTE schifo siamo d'accordo?
Non c'è stata nessuna rivalità fra i due, se non che lui, il Verme Gileas, vende a tutti informazioni, vere o false, e che lei è consigliera del capo della Gilda della Cenere. Questa scena non ha motivo di esistere. Se proprio vogliamo fare i truci e sanguinari descriviamo torture "giustificate", conti da pagare e massacri di guerra, ma così a caso mi fa veramente schifo, e ancora più schifo mi fa l'autore che vende splatter facile. Troppo comodo poi il cliché della donna bellissima, nuda e incatenata alla mercé del porco orripilante che la reclama (sempre perché l'originalità è più rara degli unicorni blu)

- Volgarità gratuita. No, non sono una puritana. Vi assicuro che, certe volte, farei sbiancare anche uno scaricatore di porto: semplicemente trovo che la volgarità vada usata nei propri contesti (bordelli, porti, sobborghi, mercati...) e non a caso, soltanto perché vuoi far sembrare spaccone un personaggio.

"<<Noiosi non è abbastanza per descriverli.>> rispose
con voce roca <<Le loro donne si imbellettano e cianciano
come se non avessero mai sentito parlare di cazzo, e di conseguenza
gli uomini si adeguano non tirandolo mai fuori per insegnare
loro come stanno davvero le cose.>>
Alyssa ridacchiò vedendo suo padre arrossire. Lui sapeva
che la figlia cercava solo di metterlo in imbarazzo."

Gli esempi con altri "cazzo" e "culo" sono simili, e inseriti in contesti altrettanto fuori luogo: quella che parla è la figlia di uno del Triumvirato, dopo che ha incontrato il padre in seguito a cinque anni di lontananza forzata. Già, voi non parlereste subito di cazzo con i vostri genitori, magari tornando da un periodo di lavoro all'estero?
Il personaggio in questione, poi, rivelerà che questa sua spacconeria è soltanto una maschera forzata, ma penso che esistano molti altri modi più efficaci per esprimerla, oltre che con il linguaggio adatto: è l'assenza di alternative che mi fa cascare le braccia. E anche il fatto che simili espedienti li abbia trovati solo e soltanto in libri scritti da uomini. Non perderete la vostra virilità variando, ve lo posso giurare.

- Collegandomi alle ultime frasi, ecco a voi che la vita di un intero regno ruota su tre cose soltanto:

"Voglio che il Triumvirato muoia di fame. Senza niente
da bere, senza droghe e senza puttane. Hanno reso la
mia vita un inferno, e io farò lo stesso con loro. Il denaro
non mi procura nulla, Billy. Tutto ciò che voglio è la loro
sofferenza. Te ne ricorderai, la prossima volta che verranno
a cercare le tue ragazze?"

Capisco benissimo che, in un mondo medievale, non ci fosse un granché da fare per un uomo, perciò se gli togli le sue tre ragioni di vita è fregato. Quello che capisco un po' meno è perché io credevo che un regno fosse sull'orlo del disastro quando il popolo era in rivolta (no, non perché non c'erano bordelli), non c'era cibo e nemmeno un appoggio esterno per contenere i disagi e pararsi il nobil deretano. Non mi sembra molto realistico, e la scusa del "ma tanto è fantasy" non è più molto convincente.


Traiamo le conclusioni: questo libro è pieno dei difetti più tipici di un epic fantasy scritto da un uomo, difetti che mi avevano fatto mollare anche la Trilogia del Corvo di Barclay.
La quarta di copertina recita: "Un mix vincente di Trono di Spade, giochi di ruolo e descrizooni formidabili." - Publishers Weekly.
Ora: con GoT ha ben poco a che spartire. Non l'ho ancora letto, ma se è piaciuto alla mia migliore amica posso essere sicura che Martin non usi "cazzo" e "culo" come se fossero puntini di sospensione, non abbia personaggi maschili tutti uguali, spacconi e spietati, in cui le differenze di personalità sono piccoli fuochi fatui in uno sconfinato cimitero; e, sebbene anche lì il contesto medievale imponga che le donne siano tutte potenziali prostitute, cui riservare i trattamenti più atroci, almeno delle figure forti ci sono, nel bene e nel male: qui no.
Il peso dei giochi di ruolo si vede soprattutto nella fuga rocambolesca dell'incontro fra Aaron e Kayla, e spero che non rientri nelle descrizioni formidabili perché non ci ho capito una mazza, se non che Aaron salta come una scimmia. Se invece si riferisce alle uniche altre, quelle dei personaggi... be'...

Insomma: se lo volete, prendetelo in biblioteca.

2 commenti:

  1. Ciao!
    Ho letto questa recensione sotto tuo consiglio e devo dire che.. mamma mia! <.< io a metà mi sarei fermata e ciao ciao libro XD sì, sono una che si avvale del "diritto di non finire il libro se non gli va" e mi è capitato poche volte, fortunatamente. Però ecco, come non sopporto nei romance le scene spinte dove c'è il trattato di anatomia completo, certe volgarità non le tollero nemmeno se le scene sono medievali, rozze e quant'altro. Credo sia una questione di rispetto verso il lettore che, talvolta, è bene non dimenticare.
    Grazie per avermi portato ad esempio sia la tua recensione che il libro in sé: un po' di confronto non guasta mai ;)

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    1. Ciao! Grazie a te per averla letta, nonostante sia un trattato chilometrico sul peggio del fantasy ;) forse non l'ho finito perché volevo morbosamente vedere fino a che bassezza potesse arrivare la storia, non saprei... nemmeno io sopporto le scene spinte, non per pudicizia ma perché sappiamo tutti che esistono siti appositi per soddisfare certe curiosità, e ciò vale anche per la violenza. Ci possono stare in alcuni casi, anche se non mi piacciono (vedi alcune parti di GoT), però devono essere in funzione della trama e del personaggio che le compie. Mettere la violenza solo perché "cioè dai fantasyhh" è proprio non rispettare i potenziali lettori, come dici tu, soprattutto perché non gli si offre nient'altro D:

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