domenica 21 dicembre 2014

Racconto: Intimità Violata - Ramona di Ventura

Niente Natale, niente luci scintillanti in questo racconto, ma molta crudezza: leggetelo soltanto se avete a portata di mano qualcosa/qualcuno che vi faccia tornare immediatamente di buon umore, oppure se siete molto insensibili.


INTIMITA’ VIOLATA
Ramona di Ventura 

C’era sangue dappertutto. Sangue sul pavimento, sul lavandino, sulla metà inferiore dello specchio. Si raccoglieva in chiazze scure, unite da nastri sottili di gocce isolate. Formava disegni indelebili, profonde ferite nella ceramica bianca, promesse di oblio sui riflessi di uno specchio impietoso. Un filo d’acqua scorreva, tinta di rosso anch'essa. Sembrava aumentare tutto quel sangue, raddoppiare ciò che veniva davvero versato, triplicare ciò che era già troppo.

Le sue dita tremavano incontrollabili, ma non per paura o per rabbia. Era piuttosto un riflesso incondizionato, dovuto a quel fottuto cervello o chissà che altro. Il suo sguardo fissava le ferite ancora aperte e avvolte dal vapore che saliva lentamente dall'acqua bollente. Ma quello sguardo era vuoto. I suoi occhi erano semplicemente aperti e puntavano su quelle ferite, ma non le guardavano affatto. Guardavano in tempi ormai andati, tornavano a momenti trascorsi e finiti. Momenti che in realtà non sarebbero mai davvero passati. I polsi erano piegati in avanti, così che le ferite fossero più aperte. Così che il sangue scorresse meglio. Così che si mescolasse a quell'acqua bollente.
Uno specchietto da borsa frantumato giaceva sulle piastrelle candide del pavimento, affianco ad una goccia di liquido color rubino perfettamente rotonda. Non aveva usato la solita lametta, bensì un frammento di quello specchio.
Originale.
Perverso.
Lui aveva usato quello specchio per farle vedere cosa si era divertito a fare al suo fragile corpo di donna. Donna. Piccola, giovane donna.
Le dita continuavano a tremare, ormai troppo veloce per potersi fermare da sole. La stanza girava attorno a lei, ma i suoi occhi non potevano accorgersene. Fissavano il vuoto. Il vuoto della sua anima perduta. Rubata. Trasformata in minuscoli coriandoli e buttata nel vento di quella terribile notte. Quegli occhi potevano vedere solo ciò che ne era stato di lei. Potevano vedere altri occhi. Fiamme dell’inferno che bruciavano in pupille umane. Potevano vedere altre mani. Artigli mortali che afferravano e stringevano le sue membra indifese. Potevano vedere altre labbra, che viscide succhiavano la vita dal suo corpo.
Che essere immondo. Che fetido mostro.
 E le sue orecchie sentivano ancora le sue stesse grida. Dolore. Insopportabile, immondo dolore. Quell'essere si era spinto dentro di lei con tutta la forza che aveva, più e più volte. Perverso, le aveva mostrato il sangue e le ferite che ricoprivano la sua intimità violata.
 E lei non aveva potuto difendersi. I suoi polsi e le sue caviglie erano stati legati. E lei aveva pianto mentre lui la penetrava ancora, incurante delle lacerazioni. Come se lei fosse stata una bambola qualunque.
Ora la stanza vorticava furiosamente, mentre le giungeva un fischio sommesso e ovattato, come di un vecchio treno che sfreccia lontano.
Non poteva sopportare di vivere con quel terribile ricordo. Non poteva più convivere con se stessa. Non sopportava la ragazza che si rifletteva in quel dannato specchio. La ragazza che non aveva nemmeno provato a denunciare quello schifoso porco. Quella ragazza legata, spaventata e dispersa nel nulla dell’universo. Senza più un’ anima.
Cercando di controllare il tremore alle mani, afferrò il frammento di specchio assassino e incise la carne degli avambracci in più punti. Altre ferite si aprirono e rivoli di sangue le solcarono la pelle candida, per affluire al corso che sfociava nel lavandino. Le ginocchia non riuscirono più a sostenerla. Il pavimento la accolse benevolo. Il soffitto volteggiava davanti ai suoi occhi ancora aperti. Il fischio ovattato aumentò di intensità e un velo nero le si posò sullo sguardo.
Finalmente aveva tagliato le corde che le tenevano i polsi legati. Era libera.

Nessun commento:

Posta un commento