sabato 20 dicembre 2014

Racconto: Il suicidio di Babbo Natale - Tatiana Vanini

La sentite l'aria frizzantina per l'attesa del Natale? No eh, siete impegnati con i regali dell'ultimo minuto e i giorni di lavoro/studio prima di buttarvi a peso morto sul letto, sperando in un bel pandoro per resuscitarvi... o magari basterà questo racconto? ;)


Tatiana Vanini

Il suicidio di Babbo Natale



Era la vigilia di Natale. In tutto il mondo fervevano i preparativi alla festa più amata dell'anno e anche Sartius, il mitico unicorno, era impegnato ad abbellire la sua caverna. Aveva piazzato un piccolo abete ed ora sostava, con una pallina decorata in bocca, alla ricerca del miglior ramo sul quale appenderla.
Stava per sistemarla quando Tao si precipitò all'interno gridando: «Aiuto! Aiutami! Ho suicidato Babbo Natale!»


24 ore prima.

Tao, sdraiato a pancia in giù su un ramo si annoiava da matti. Essere un gulco non era semplice: era carino, soffice e tenero, ma non poteva assolutamente avvicinarsi ad umani, elfi o nani senza che questi, subito dopo averlo doverosamente coccolato, non sentissero l'impellente desiderio di suicidarsi buttandosi dal primo dirupo a portata di salto.  Aveva le dimensioni di uno scoiattolo, ma col morbido pelo viola, lunghe orecchie triangolari troppo grandi per la piccola testa e una folta coda nera, delle corte zampette dotate di artigli e una voglia matta di carezze. Mentre si rigirava triste ebbe una grande idea: mancava pochissimo a Natale, la notte dei desideri, chi meglio di Babbo Natale poteva aiutarlo? Gli avrebbe chiesto di non essere più letale per i bipedi, non per sempre, solo per un giorno all'anno.
Animato del sacro fuoco della speranza saltò al suolo e muovendosi con la velocità del lampo  abbandonò le natie foreste diretto alla Landa Nevosa, la dimora del Vecchietto che avrebbe potuto esaudire il suo desiderio.

Babbo Natale, all'anagrafe Aldebrando Brandaccioli, stava controllando la lista dei regali. Da quando il Natale era stato istituito si erano susseguiti vari Babbi, scelti tra i falegnami più rubizzi, giocondi e dalla risata più Ohohnesca della Landa Nevosa. A 75 anni era il 234° Babbo e si apprestava a rendere magico il suo quindicesimo Natale.
«Bene, coi regali ci siamo, tutte le richieste di quest'anno sono pronte per essere consegnate. Ottimo lavoro ragazzi! Oh, oh, oh!», disse rivolto agli elfi che lo aiutavano nel gravoso lavoro. «Vado a lucidare la slitta, mi trovate nella rimessa se avete bisogno. Oh, oh, oh!».

Tao iniziava a sentirsi un po' stanco quando giunse nelle prossimità di un gruppetto di case che una cartello identificava come:
Avamposto di Babbo Natale. Oh, oh, oh, a tutti!
Il gulco si mise naso a terra e seguì la traccia di biscotti e pan di zenzero fino ad una costruzione, dove un signore anziano e dalla barba bianca stava passando i pattini di una scintillante slitta rossa.
«Aiutami Babbo Natale! Sei la mia unica speranza!», esordì Tao fermo all'ingresso.
L'interpellato di voltò e guardò incuriosito l'animaletto viola più stano che avesse mai visto: «Oh, oh, oh! Ma cosa abbiamo qui? Ciao piccoletto».
Gli si avvicinò e si accucciò di fronte a lui: «Come mai così disperato, amico mio?»
Gli occhi di Tao si fecero grandi e tondi, e piccole lacrime gli scintillarono agli angoli: «Voglio che le persone possano coccolarmi senza rischi, almeno a Natale!»
«Oh, oh, oh! Ma certo! Non vedo dove sia il problema!», e Babbo Natale posò la sua calda mano sulla piccola testa pelosa, prima che Tao si accorgesse che in fondo anche lui era un bipede e quindi non immune al suo disgraziato potere. Il gulco fece appena in tempo a pensare : «Mi sa che ho fatto una fesseria», che Babbo Natale si raddrizzò e spiccò una folle corsa verso l'esterno.
Attraversò tutto l'avamposto ridendo gioioso: «Oh, oh, oh!» fino a raggiungere le distese nevose.
Il gulco lo seguiva nel vano tentativo di ridestarlo dal sogno mortale nel quale lo aveva involontariamente immerso: «Aspetta! Fermo!», ma impotente non poté fare altro che assistere al tuffo nel vuoto del magico vecchio, che saltò da un precipizio senza smettere di gridare: «Oh, oh,oh!»
Tao giunse pian piano sul luogo della tragedia e guardando in basso mormorò: «Oh, oh».

Vigilia di Natale, caverna di Sartius.

«Tu hai fatto cosa?...Sei andato dove? Tu, tu sei.... », Sartius non riusciva a credere alla storia che aveva appena ascoltato. Con le froge dilatate, la criniera scarmigliata, pestava gli zoccoli marciando in tondo.
«Si, lo so, mi dispiace, non ho pensato. Ma ci sarà pure qualcosa che puoi fare, no? Insomma, voglio dire, altrimenti che esisti a fare?», chiese Tao speranzoso e un po' infastidito dalla sceneggiata dell'amico, dopotutto era lui che aveva assistito al terribile volo e non era così sconvolto.
Sartius morse l'aria a poca distanza dal naso di Tao: «Farò qualcosa, ma di sicuro non per te. Datti una mossa dobbiamo andare ad Etreia».
«Ti sembra questo il momento di andare in vacanza?», fece Tao perplesso.
«Ci andiamo, perché lì si trova il Parco delle Anime, dove i defunti vanno a mondarsi dai peccati prima di proseguire. Dobbiamo raggiungere il fantasma di Babbo Natale prima che passi oltre e riportarlo nel suo corpo».
«Che aspettiamo, allora, sempre a perdere tempo Sartius!», Tao a volte era davvero irritante.

Etreia, Parco dei Divertimenti.

Vim, fantasma ed amministratore del Parco, guardava una carrozza delle montagne russe non capendo bene cosa stesse osservando: lo spirito di un anziano barbuto, panciuto e rosso vestito era la quarta volta che saliva sull'attrazione e ad ogni giro della morte gridava «Oh, oh, oh!»
Aveva la sensazione che avrebbe dovuto ricordargli qualcuno, ma la risposta non giungeva.
«Mi scusi buon...anima».
Vim si voltò verso la voce e si trovò faccia a muso con un unicorno. Quella era proprio la giornata delle stranezze, non la semplice vigilia di Natale: «Dica», impassibile, mantenere la calma era il segreto per non impazzire.
«Potrebbe far scendere il signore col cappello rosso e il pon pon?», chiese l'unicorno che aveva sulla testa uno scoiattolo viola che lo salutava con una zampetta.
«Solo i parenti possono fare certe richieste», Vim era serafico e gentile.
«Ah, bene, è... mio zio»
«Certo, se lo dici tu». Vim fermò la giostra e invitò lo spirito a scendere poi si allontanò per stendersi un pochino, le visioni erano un brutto sintomo.
Babbo Natale si avvicinò agli animali e disse: «Oh, oh, oh! Ma guarda, il piccolo che voleva le coccole!»
Sartius parlò prima che lo facesse Tao, avevano poco tempo per sistemare le cose: «La vacanza è finita Babbo, è ora che tu torni al lavoro».
Avvicinatosi allo spirito lo toccò col magico corno. Subito il terzetto venne avvolto da una calda luce bianca e sparì.

Landa Nevosa.

Riapparvero ai piedi del dirupo dove dormiva il corpo di Babbo Natale.
«Oh, oh, oh! Bene. Però è stato divertente, almeno adesso so cosa mi aspetta un giorno».
La magia di Sartius ricongiunse anima e corpo, sanò le ferite e riportò al mondo Babbo Natale, integro, rubizzo e vivo.
«A posto, ora togliamo il disturbo», disse Sartius.
Tao sommesso aggiunse: «Se magari puoi fare qualcosa per il mio problema...»
Babbo Natale gli fece l'occhiolino: «Chissà cosa può accadere a Natale. Oh,oh,oh!»
E mentre Babbo Natale si accingeva all'annuale giro in slitta, l'unicorno e il gulco si avviarono verso casa per passare una tranquilla vigilia.
Oh,oh,oh, a tutti!


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