giovedì 4 settembre 2014

Pandora

Pandora - Licia Troisi




Premetto una cosa: io adoro la Troisi, potrebbe anche scrivere i libretti di istruzioni della lavatrice e li leggerei pure. Ho quasi tuti i suoi libri, tranne la serie de La Ragazza Drago: un po' perché me l'hanno sconsigliata in molti, un po' perché è un urban, e io li odio.
Bene, Pandora è proprio un urban fantasy.



La storia è ambientata a Roma, città natale della nostra autrice (quindi niente towns pseudo-americane o posti che la gente vede soltanto con la street view di Google Maps) e ha come protagonista la giovane Pam, alias Pandora, metallara anonima e sfigata nonché presa in giro da tutti. Insomma, più o meno ogni adolescente può ritrovarvisi, tranne che nei gusti musicali (ahimé).

Il pretesto per dare il via all'azione è abbastanza banale: una sorta di rito magico durante la notte di Halloween (ci avevano già pensato le Winx, quindi figuratevi) che sortisce uno spiacevole effetto collaterale perché Pam è l'Apriporta, che da quel momento sarà in bilico fra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Alle sue (dis)avventure si aggiunge (investendola) Sam, alias Samaele, ragazzino dalla famiglia e dalla vita piuttosto disastrate, che acquisisce il potere di uccidere con il tocco delle mani perché viene posseduto dal più cattivo-cattivissimo dei demoni liberati da Pam durante il fatidico rito.
In tutto, queste creature sono sei, e la Troisi li prende direttamente dalla tradizione ebraica, un po' come con i goblin nel Mondo Emerso: l'antagonista di questo primo libro (per un totale previsto di sei, appunto) è Mashbir, in grado di controllare le anime degli animali e piegarle al proprio volere.

In effetti, le scene degli animali posseduti, come la pioggia di corvi su Roma, sono fra le più belle e dark del libro: hanno un che di apocalittico che adoro.
Gli aspetti più "oscuri", che la copertina pare promettere a palate, alla fin fine si fermano qui: neppure la comparsa di Mashbir in tutta la sua possanza mi ha entusiasmato. Nonostante l'abbiamo attesa per tutto il libro, e sì con angoscia, la Troisi è decisamente più portata a descrivere l'azione che non i meccanismi della psicologia del male: il linguaggio con cui Mashbir si rivolge a Samael (il più cattivo-cattivissimo) non fa trapelare nulla della malvagità che dovrebbe caratterizzarlo e che, scusate se è poco, dovrebbe essere centuplicata da millenni di prigionia in un cavolo di scrigno con gli altri compari.

La storia, comunque, scorre che è una meraviglia non appena ci sono fenomeni paranormali in agguato, mentre tende a rallentare un po' troppo nella goffaggine degli aiutanti dei protagonisti: due professori appassionati di leggende occulte.

Ovviamente, il target a cui si rivolge è quello dei young adult odierni (già ai miei tempi erano diversi), e forse è per questo che ho sentito parecchio la mancanza delle battaglie e dei duelli che tanto mi avevano conquistata nel Mondo Emerso e in Nashira: è un libro di poche pretese, da divorare in un pomeriggio quando avete la maturità alle porte e il blocco del lettore, perciò credo che continuerò a seguire la saga, salvo degenerazioni impreviste.


Ink Maiden

1 commento:

  1. Grazie mille Ink Maiden per la tua prima recensione!
    Io non ho ancora letto questo libro, non so se lo farò mai però: non è il mio genere...
    Anch'io però ero un fan della Troisi alle medie! =D

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