venerdì 5 settembre 2014

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? - P. Dick



La prima recensione di The Master! Non potevo non iniziare con uno dei miei autori preferiti: P. Dick. Il libro che ho letteralmente divorato in questi 3\4 giorni è “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Non nascondo che ho deciso di leggerlo sia per il titolo un po' particolare, sia perché ha ispirato il fortunato film di Ridley Scott, Blade Runner; ma le differenze con il film sono molteplici.

Siamo in un mondo distrutto da una guerra mondiale, avvenuta nel 1992, quasi del tutto disabitato, poiché l'ONU ha incentivato le emigrazioni verso altri pianeti (es. Marte). La Terra è completamente immersa in uno strato di palta (kipple) e polvere che crea, a detta delle autorità, problemi fisici e psichici, andando ad intaccare le funzioni cerebrali.


La storia si articola secondo due prospettive, quella di Rick Deckard, il cacciatore di taglie, e J.R. Isidore, il cervello di gallina. Il primo lavora per la polizia di San Francisco e guadagna da vivere scovando ed eliminando androidi, che riescono a fuggire dai pianeti e dalle mansioni a cui sono stati destinati, mescolandosi agli umani. Il secondo è un poveraccio, che lavora per una società che crea animali... finti! Sì, perché la guerra ha arrecato un danno inimmaginabile all'umanità: l'estinzione di molte specie animali ed il possedere un animale (che sia un gatto, un gallo, un cavallo, una capra) è un privilegio, ma allo stesso tempo un importante traguardo sociale.

Un'ambientazione cupa, noir, opprimente, caratterizza quest'opera d'arte di P. Dick.
Il libro, edito dalla Fanucci, presenta una bella prefazione (che magari è meglio leggere alla fine, per evitare qualche spoiler) e una postfazione di Gabriele Frasca che definirei superlativa, che evidenzia l'importante allegoria che Dick ha voluto portare in scena attraverso “Ma gli androidi...”.

La lettura è consigliata a tutti gli amanti del genere (e non!), poiché Dick ci delizia con uno stile molto fluido (a differenza di altre sue opere, più ostiche, come può essere “Un oscuro scrutare”). Ovviamente il significato sotteso è profondo e non sempre di facile intuizione, cosa che caratterizza quasi sempre i romanzi di P. Dick, che cerca di spingere il lettore ad una riflessione più complessa, che dia uno sguardo anche a quello che era il tempo in cui Dick scriveva, il 1968.

Personalmente ho trovato “Ma gli androidi...” una delle opere migliori di Dick, insieme ad “Ubik”, in cui si continua la riflessione sul cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa esiste e cosa non lo è, cosa è una truffa e cosa no. Riflessioni che rimbalzano in una dicotomia continua (Mercer, Friendly... poi capirete!). Non mi resta che augurarvi una buona lettura e a presto!

Voto 8/10

The Master

2 commenti:

  1. Anch'io l'ho letto questo libro! Ma voglio rileggerlo prima per capirlo meglio, avevo "troppo" dentro perché io riuscissi a capire tutto subito =D
    Grazie mille e bella recensione! Spero non ti arrabbi se ne farò una anch'io in futuro =P

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