lunedì 8 settembre 2014

Intervista a GIovanna Barbieri

Buongiorno a tutti!
Come va?
Io tutto bene anche se sono sotto esame...ma ciò non mi impedisce di pubblicare qualcosa quando trovo il tempo!

Abbiamo con noi oggi...
 -Squilllo di tromba-

Giovanna Barbieri!

(applausi!) 





Ciao Giovanna!

  • Ciao Luca. Sono felice e onorata di essere intervistata da te e incontrare i lettori.


Innanzitutto parlaci un poco di te: cosa fai, dove abiti, i tuoi interessi

  • Sono un'impiegata amministrativa e abito nella bellissima Valpolicella (Verona). Si tratta di una località a ovest di Verona (comune di Negrar), ricca di vigneti, verdi colline e storia antica. La Valpolicella era abitata anche in periodo romano e medievale.           Amo scrivere e leggere. Da ragazza mi dedicavo soprattutto alla lettura, ma da qualche anno ho cominciato a scrivere romanzi storici. Nel tempo libero mi dedico ai miei libri (scrivendoli ed editandoli), organizzo presentazioni letterarie, iniziative pubblicitarie, discuto con amici su temi legati alla scrittura (faccio parte anche di un'associazione culturale senza scopo di lucro e ogni tanto prepariamo delle brevi conferenze a tema letterario)

Nella precedente intervista ho fatto una domanda personale sul tipo di ragazza che l'intervistato preferiva, a te chiedo invece: se dovessi scegliere un qualsiasi personaggio letterario (maschile o femminile) con cui fare due chiacchiere prendendo un té chi sceglieresti e perché? Quale scrittore?

  • Mi sarebbe piaciuto incontrare Sir Walter Scott. Nel suo libro più famoso, Ivanhoe, narra alcune delle parti di storia medievale più belle che abbia mai letto. Nella prima descrive il torneo cavalleresco (gran torneo di Ashby) dove inserisce Giovanni Senza Terra (il fratello regnante di re Riccardo Cuor di Leone partito per le crociate); Ivanhoe; Robin Hood (arciere) e altri personaggi secondari. Nella seconda tratta l'assedio del castello del nobile Front-de-Boeuf, che detiene prigionieri il padre di Ivanhoe con Ivanhoe stesso, lady Rowena, l'ebrea Rebecca e il padre di lei. L'assedio è tenuto da alcuni servi sassoni contro il prepotente normanno. Parteciperà anche re Riccardo, sotto mentite spoglie, e la compagnia di Robin Hood.
    Sir Walter Scott ha avuto il coraggio di scrivere romanzi storici medievali in un'epoca nella quale non tutti li apprezzavano, considerandoli non alta-letteratura.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Perché, cos'hanno di speciale per te?

  • Per gli storici: Sir Walter Scott, Ken Follett, Mandredi, Giulio Leoni, Franco Forte; per i distopici: Orwell e Huxley; per il fantasy: Tolkien.
    Tutti questi scrittori narrano vicende ricche di storia e fantasia, arricchendole di grandi sentimenti (lealtà, coraggio, amicizia, amore per la famiglia e per ideali politici).

Il tuo libro l'ho recensito qualche tempo fa (QUA) cosa pensi della recensione, veritiera, troppo buona visto che sono stato il tuo betareader o …?

  • No, la tua recensione è stata veritiera. Non mi sembra che tu sia influenzato dal sentimento di amicizia verso un autore. (Ciò mi fa molto piacere! -no, non perché sono cattivo ma perché vuol dire che le mie recensioni sono il più oggettive possibili-)


Parlando del tuo libro, sarà una domanda banale ma si chiede sempre, da cosa è nata l'idea di scriverlo? Perché hai iniziato a scrivere? Ed infine perché scrivere romanzi storici?

  • Tutto ha avuto inizio nel 2009, con un testo preso in prestito nella mia biblioteca locale sugli insediamenti abitativi dell'alto medioevo in Valpolicella: La Valpolicella: dall’alto medioevo all’età comunale di A Castagnetti. Un saggio che tratta la castellizzazione medioevale nella valle Provinianensis (Polesela, in dialetto locale). Purtroppo, dei villaggi presi in esame nel mio romanzo sono resistite poche testimonianze di quel periodo. La vera ispirazione comunque è giunta dopo la lettura di Rapine, assedi, battaglie, la guerra nel Medioevo di A. Settia. Dove, in poche righe, si riassume la battaglia del 1164-1165 degli anti-imperiali contro il Castello di Rivoli e Garzapano, il castellano vassallo di Federico I il Barbarossa. Amo la campagna e le colline della zona ovest di Verona, sono ricche di storia e mi piacerebbe che anche i lettori le apprezzassero.

Da cosa o chi hai preso ispirazione per scrivere i tuoi libri?

  • Nel romanzo La stratega, anno domini 1164, soprattutto da sogni, colleghi, amici, lettura di saggi (moltissimi). Sto anche scrivendo il proseguimento e i protagonisti sono gli stessi.
    In Cangrande, paladino dei ghibellini, invece, il romanzo ha preso vita da solo, per così dire, leggendo la vita di Dante Alighieri, Cangrande e numerosi saggi di vita medievale.

Il tuo libro è uno storico. Dove e come ti sei documentata sulla vita dell'epoca? Quanto tempo ti ha preso informarsi sui fatti avvenuti allora? E soprattutto quanto è difficile prendere una trama già tessuta e ricamarci sopra qualcosa di nuovo?

  • L'ambientazione è un fattore importantissimo nella vita di un romanzo. Soprattutto se si tratta di uno storico. Senza la descrizione di castelli, usi e costumi del XII secolo, il lettore non potrebbe immedesimarsi nella vita dei personaggi. (cosa facevano i servi e gli artigiani; cosa mangiavano, coltivavano, indossavano, che armi usavano, quali tecniche in battaglia ecc?) Adoro leggere saggi e per la stratega ho consultato moltissimi libri (i titoli li potrete trovare nel mio blog-bibliografia).
    Negli anni ho letto Wells (la macchina del tempo) e Mark Twain (un americano alla corte di re Artu) i quali trattano il tema del viaggio nel tempo, sia futuro sia passato. Lo spunto è stato sfruttato in passato anche da altri autori e trovo quest'espediente per narrare la storia molto divertente.

Come crei i tuoi personaggi? Prendi spunto dalle persone che ti circondano? Ad esempio per il personaggio di Francesca (una donna dal carattere molto forte) che è il mio personaggio preferito hai preso spunto da qualcuno?

  • Per Francesca, la responsabile delle meretrici, ho preso spunto, sia dal punto di vista fisco sia caratteriale, da una mia collega di lavoro. Non è stata molto contenta della cosa (è la donna più tranquilla e determinata che abbia per ora conosciuto), ma è stato spassoso. Anche per altri personaggi della stratega, anno domini 1164 ho usato lo stesso espediente. Spesso infatti i coprotagonisti sono amici, conoscenti, colleghi di lavoro ecc .
    Con il romanzo Cangrande, paladino dei ghibellini, invece, non ho potuto sbizzarrirmi molto. Dovevo infatti rispettare l'aspetto fisico e caratteriale dei personaggi passati alla storia. Ho inventato solo un cavaliere e i membri di una famiglia contadina.

Qual è il tuo personaggio preferito?

  • Sicuramente Alice e la sua forza d'animo.

Cosa hai trovato più semplice descrivere nel tuo libro e cosa invece ti ha dato più difficoltà?

  • La vita medievale (cosa facevano i castellani, i contadini, gli armigeri ecc). Nei saggi viene descritta molto bene e io ho cercato di renderla nei miei scritti.La parte più difficoltosa invece riguarda la vita di Alice nel XII secolo: cercare di non farsi scoprire immediatamente e bruciare sul rogo. Questo vuol dire evitare di parlare italiano, se all'epoca si parlava solo dialetto locale e latino, di conformarsi alle unità di misura dell'epoca, evitando di esprimersi in chilometri e in litri, di farsi insomma etichettare come diversa chiacchierando di scoperte non ancora avvenute. In fase di correzione di bozza è stata anche difficile l'eliminazione e scoperta degli anacronismi, anche involontari (cose che la protagonista poteva pensare ma non esprimere apertamente).

Io sono rimasto molto colpito da una specie di folletto che nomini nel tuo romanzo: il calcatrapole. Esiste nella realtà folkloristica locale o te lo sei inventato? Cosa mi puoi dire di più sul suo conto?

  • Ho letto di questa figura mitologica in un sito folkloristico locale. Si tratta di un folletto notturno, molto dispettoso, scuro di carnagione, spesso con occhi rossi, parente del calcaròt, che nel Medioevo si credeva vivesse nelle campagne venete e bresciane.

Stai lavorando ad altri libri? Ci vuoi anticipare qualcosa?

  • In questi giorni sto editando il proseguimento della stratega che ho intitolato “Per la conquista di Gerusalemme” (ma forse il titolo lo cambierò, una volta terminato) ambientato sulla via Egnatia e Francigena (toccando alcune città come Bologna, Roma e il ducato di Puglia) e in Terra santa, tra il 1165 e il 1180. Non posso svelare la trama, per coloro che sono interessati al leggere il primo libro, ma vi confido che ci sono storie d'amore, molte battaglie dei monaci Ospitalieri e degli armigeri assoldati da Baldovino IV per la conquista del Regno dei Cieli.
  • Ho anche terminato da poco un romanzo, questa volta strettamente storico, intitolato “Cangrande, paladino dei Ghibellini”, ambientato a Verona, Vicenza, e Valle Provinianensis (Valpolicella) tra il 1312-1314 e ha come protagonisti Cangrande I della Scala, Dante Alighieri, Federico della Scala e tanti altri coprotagonisti (una famiglia di contadini e una di cavalieri intrecciate in una relazione amore- odio). Sono in contatto con due CE e spero che il prossimo anno venga preso in considerazione per la pubblicazione.

Ultime due domande che sinceramente farò probabilmente sempre:
E' difficile essere un esordiente in Italia? Come hanno reagito le persone intorno a te quando hai detto loro che scrivevi? Come ti fai conoscere?

  • È molto difficile essere un'esordiente in Italia, ma anche nel resto del mondo, temo. Soprattutto se non si scrivono romance, erotici o altri generi molti apprezzati dai lettori (fantasy, distopici ecc). A oggi, comunque, sono abbastanza soddisfatta della mia scelta di auto-publicarmi. Ho potuto così gestire a volontà cosa inserire nel mio romanzo, come promuovermi, quale strategia di marketing utilizzare per vendere, le revisioni, aggiornamenti a cui sottoporre i miei libri ecc. Inoltre ho conosciuto molte donne gentilissime che si sono offerte di editare i miei lavori.
    Francamente non so ancora come l'abbia presa mio padre, forse una via di mezzo tra l'orgoglio e il disinteresse. E pensare che ho cominciato a scrivere storici per lui (un tempo ne leggeva tantissimi). Mia madre e sorella leggono pochissimo. Io non somiglio a loro.
    Cerco di farmi conoscere come posso: partecipo alle discussioni di alcuni gruppi di facebook, scrivo articoli a tema storico nel mio blog (http://ilmondodigiovanna.wordpress.com/) e cerco di farli pubblicare da siti o gruppi interessati alla storia (talento nella storia, Italia Medievale, Medioevo tra luce e buio, Sguardo sul Medioevo, e Medioevo e Mitologia). Organizzo presentazioni letterarie: per la stratega ho già due appuntamenti fissati, uno con Italia medievale e Jaca Books a Milano e l'altro presso una compagnia fantasy di Verona.

Infine cosa si dovrebbe o potrebbe fare per aumentare la cultura in Italia?

  • Più iniziative letterarie che coinvolgano le scuole d'obbligo e superiori; biblioteche e comuni. Se non si invoglia il ragazzo a leggere, con il tempo perderà la capacità di scrivere in italiano corretto, redigere una lettera, stendere un rapporto, un commento/recensione a un libro ecc.

Grazie mille di aver condiviso con noi il tuo tempo e di aver risposto alle nostre domande! =)

  • Grazie mille a te a tutti coloro che leggeranno l'intervista!

Alla prossima!



Aratak

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