mercoledì 6 agosto 2014

Intervista a Federico Galdi

Buongiorno a tutti!
Come state?
Come promesso ecco a voi la sorpresa: la mia prima intervista!

Ed il nostro ospite è.....



- Rullo di tamburi -



Federico Galdi!

(suono di applausi in sottofondo)





Ciao Federico e benvenuto al primo appuntamento del blog con un autore! Come ti senti? Intimorito, spaventato, esaltato?


  • Felice! Qualsiasi cosa dirò sarà sostanzialmente una novità per questo blog, quindi potrò accusare tutti i futuri autori di aver copiato da me! (inserire risata malvagia, grazie!) Scherzi a parte, ti ringrazio per l'ospitalità.


Iniziamo dall'esterno: Parlaci di te: quanti anni hai, cosa fai, hai la ragazza (domanda a cui le lettrici saranno molto interessate quando sarai famoso e ricco)?

  • Ho 26 anni, ho una laurea in conservazione dei beni archivistici e librari e sono laureando in Scienze Storiche. No, non ho la ragazza. Stendiamo un velo pietoso sull'argomento, ti prego!

Domanda personale: qual è il tuo tipo di ragazza?
Una così? (Ovvero tutto fumo e niente arrosto nel senso bella fuori ma vuota dentro come succede spesso)






o così? (Ovvero anche brutta ma intelligente e nerd)

  • A parte il fatto che Amy Farrah Fowler va sempre apprezzata, ma non si potrebbe avere un buon equilibrio tra i due soggetti? Per rimanere in tema telefilm, la mia ragazza ideale sarebbe Zooey Deschanel in New Girl! Comunque posso dire di essere uscito con entrambi i generi.

Sai il bello? Non conosco neanche un telefilm, ma è la prima che è uscita quando ho cercato "ragazza Nerd" su google =)


Io ho già recensito il tuo primo libro, Nytrya, perciò ti chiedo: cosa ne pensi della recensione? Sono stato troppo buono, troppo cattivo? (la trovate QUI)

  • Sono stato molto contento della recensione. Era sostanzialmente equilibrata. Pur piacendoti il libro, mi ha sottolineato alcuni difetti da correggere. Anzi, l'ho apprezzata soprattutto per le critiche ricevute. No, non è masochismo: a 26 anni ho bisogno di crescere come scrittore, quindi è necessario ricevere delle critiche costruttive.

Visto che stiamo parlando del tuo libro ti chiedo: da cosa è nata la tua idea? E perché hai iniziato a scrivere?

  • Come sai ho iniziato come giocatore di ruolo, scrivendo delle quest per i miei compagni di serata. Purtroppo nessuna di queste avventure fu mai giocata (troppo complesse per il giocatore di ruolo medio...) così decisi di sfruttare il materiale per realizzare un romanzo. Come tu stesso hai notato, non è stato facile staccarsi del tutto da questa condizione iniziale. Il romanzo in sé ha subito una serie di riscritture sempre più estese, arrivando, all'indomani della seconda edizione, a nove stesure. Cosa che, come puoi immaginare, ha mandato in paranoia me e causato qualche noia alla mia editrice (poco prima di mandare in stampa la seconda edizione ho modificato ancora qualcosa... inutile sottolineare come la cosa sia stato un problema).

Quali sono gli autori che ti hanno ispirato di più? Come mai? E soprattutto: secondo te ricevono l'adeguato riconoscimento qua in Italia?

  • Le miei maggiori fonti d'ispirazione sono stati tre autori. I primi due, Margaret Weis e Tracy Hickman, autori della Saga di Dragonlance, il terzo, forse il mio mentore, Sir Terry Pratchett, creatore del ciclo di Mondodisco. I primi sono poco conosciuti, ma sono stati pubblicati quasi completamente in Italia. Per quanto riguarda Pratchett, temo che in Italia non abbia assolutamente la considerazione che merita. I suoi libri, sono stati pubblicati dalla Salani solo in piccola parte. Sul perché mi abbiano ispirato, i primi mi sono stati utili a capire come si passa dal gioco di ruolo al romanzo (processo lungo!). Il secondo credo sia la dimostrazione lampante di come il fantasy possa anche essere un'eccellente satira del nostro mondo. Il suo uso dell'ironia che mi deriva da lui è fondamentale per poter alleggerire un po' il racconto.

A cosa ti sei ispirato di non letterario per la creazione del mondo del tuo libro? (Giochi, miti e leggende, religioni)

  • Dei GdR ho già parlato. Per altri argomenti, posso dirti che avendo una passione per la mitologia classica e norrena sin da bambino (mio padre mi leggeva le Metamorfosi per farmi addormentare e mia madre mi passava i fumetti di Thor della Marvel) una delle basi fondamentali è stata questa. Avendo fatto poi molti studi di medievistica ho potuto migliorare moltissimo i miei romanzi.

Perché hai scelto per un esordio di scrivere una trilogia e non un libro autoconclusivo?

  • Non era mia intenzione scrivere una trilogia. Anzi, pur amando le saghe sono completamente a favore dei libri autoconclusivi. Quando mandai il libro alla Plesio Editore avevo appena iniziato una nuova riscrittura, arrivando a circa un terzo. Fui costretto a interromperla per motivi personali e, vista la mole di lavoro che si preannunciava, decisi di sfruttare questo “incidente” per lavorare maggiormente sui restanti due terzi del libro. Nacquero così Nytrya, Bandlòr e il terzo libro. Sui titoli, tra l'altro, c'è una storia interessante: avevo mandato il file alla Casa Editrice intitolandolo Nytrya, pur non avendo affatto scelto un titolo. L'editrice, Giordana Gradara, accolse questa parola come intestazione. 

Il mio personaggio preferito è Jarl, un draconico pazzo. I draconici te li sei inventati tu?

  • Ehi, Jarl non è pazzo! Solo... uh, violento, psicotico e chiassoso... ok, pazzo lo descrive bene. Beh, i draconici come li leggi nel romanzo sono una mia invenzione. Società, cultura, nascita, conformazione territoriale e via discorrendo. L'ispirazione però mi deriva da una razza presente in un GdR che giocavo da ragazzo ma, soprattutto, dai draconici di Dragonlance. Cosa posso dire... a me stavano simpaticissimi! Erano un po' come le guardie del cattivo nel film di James Bond, destinate a essere picchiate e fare una brutta fine. Così ho deciso di dar loro il giusto risalto.

Qual è il tuo personaggio preferito? E perché?

  • Sicuramente Thorengreim. Anche perché era il nome di tutti i miei PG. Ma in lui si riflettono molti lati della mia personalità, specie il suo essere piuttosto iracondo, seppur dotato di un forte senso dell'onore.

Per scrivere il tuo romanzo con tutte le scene di battaglia come e dove ti sei informato? Hai praticato qualcosa di particolare per ricavare la verosimiglianza presente?

  • Ho letto qualche libro di oplologia e dei trattati (specie quello di Paolo Grillo,Cavalieri e popoli in armi) ma per dare una maggiore verosimiglianza ho deciso di studiare sul campo. Ho praticato un po' di tiro con l'arco, molto tiro con la balestra (un “must” genovese, tanto che progetto e costruisco personalmente le mie balestre e, ogni tanto, trovo dei posti dove provarle in sicurezza) e scherma medievale. In questo caso, sono riuscito a farmi pure storcere lievemente il naso da un istruttore pazzo. Davvero, ho preso (letteralmente!) un sacco di legnate.  (Oplologia? Non conoscevo il termine! Grazie, si imparano sempre cose nuove!) (Per chi, come me, non lo sapesse vuol dire: lo studio delle armi e/o della tecnica dell'uso delle armi e/o delle armature.)

Qual è il tuo sviluppo preferito? Il punto che ti ha divertito di più scrivere? Quello che ti ha dato più grattacapi?

  • Partendo dal principio, direi che la trama, così com'è, basata su equilibri politici non ancora chiariti (solo nel secondo libro presento tutte le forze in gioco) mi diverte molto. In Bandlòr, senza spoiler, posso ritenermi soddisfatto (soddisfatto spero non passi per una dimostrazione di ego eccessivo) del risultato raggiunto. Sui miei pezzi preferiti... eh, dovrei nominarne uno a libro. Limitandomi a Nytrya, la rissa con Jarl e Thorengreim nella taverna elfica invasa dagli orchi. Lì raggiungo un buon quoziente di follia. Quanto al secondo dico una sola parola: VOLANTI!!! La parte più complicata, che ho riscritto più volte non esiste, perché tutto è stato complicato. Se devo sceglierne una, è il personaggio di Myrddion. Visto che, ad ogni riscrittura, cambiava anche radicalmente il suo carattere e la sua storia.
Direi che ho esagerato con le domande... Ecco dunque le ultime 3:
E' difficile essere un esordiente in Italia? Come fai per farti conoscere?

  • Sostanzialmente, in Italia, non ti prendono sul serio se sei esordiente, soprattutto se hai scritto un fantasy. Anzi, alle volte ti disprezzano pure: un folle, alla fiera di Modena della piccola e media editoria, mi accusò apertamente di “traviare le giovani coscienze” (cito testualmente), distraendo i giovani dalle cose serie (colpa mia, ma non del Bagaglino, eh?). In genere, tra le persone veramente appassionate, c'è però simpatia e complicità. Sulla promozione, oltre al mio blog (http://angolodellincredulo.blogspot.it/) partecipo al maggior numero possibile di fiere ed eventi per promuovermi e farmi conoscere. Potrei dire che, nel viaggiare così tanto, investo su me stesso.

Cosa si dovrebbe fare, se hai un'idea a tal proposito, per aumentare la cultura in Italia?

  • Sarebbe necessario un vero e proprio cambio di mentalità, temo. L'intellettuale in Italia, quindi anche lo scrittore, è tutt'ora visto come un “nemico” da cui guardarsi e da tenere alla larga. Forse, cercando di dare maggiore considerazione agli scrittori, indipendentemente dal genere, e alle persone di cultura si potrebbe anche sperare in un cambiamento. Ma sarà un processo lungo: ricostruire è sempre più difficile che distruggere. Gli scrittori fantasy fanno un po' categoria a sé: difficilmente verranno mai presi sul serio.

Infine quanto tempo dovrò aspettare per avere il terzo libro?

  • Vediamo... Nytrya è uscito il 15 Febbraio del 2012; Bandlòr il 23 Febbraio del 2014. Fatto il calcolo? Comunque, un lettore attento, dovrebbe già aver capito il titolo, leggendo attentamente il romanzo. Almeno un autore con una data di uscita e scadenze abbastanza brevi e prefissate! 

Concludo dicendo che farò un altro paio di domande a Federico quando avrò letto e recensito il suo secondo libro (già in mio possesso) prima di allora ti auguro una matita sempre affilata ed un pubblico in aumento!


  • Ringrazio Luca dell'ospitalità e saluto tutti i lettori del suo blog. Se siete arrivati fin qui, vuol dire che vi meritate un saluto con ben tre punti esclamativi di chiusura. Pronti? Ciao!!!

Grazie a te del tempo che ci hai dedicato!


Aratak

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