domenica 24 agosto 2014

Grand Budapest Hotel

Signore e signori...ecco a voi la mia prima recensione di un film!

Grand Budapest Hotel



Comincio col dirvi che sono rimasto profondamente colpito da questo film. In realtà non so dirvi proprio con esattezza il perché... il che è preoccupante, dal momento che sto scrivendo una recensione. Il fatto è che non c'è un solo motivo per cui questo film si è impresso indelebilmente nel mio piccolo cuoricino, dunque è molto difficile stabilire quale sia quella particolarità che me ne ha fatto innamorare.
Ma partiamo dal principio: "invero", una piccola parola eppure così importante. Viene ripetuta molte volte nel film, e viene da chiedersi il perché in effetti. Voi direte: "E' una banalissima e semplicissima parola!", ma cari amici non è affatto così. E' il senso del film: come sono andate in realtà le cose, qual è la vera storia.
Ebbene, ora ve la racconterò a grandi linee:


Si tratta in realtà di un racconto dentro un romanzo che una ragazza sta leggendo. Ed è proprio su questa scena, in effetti, che si apre il film: una ragazza che legge un libro dal titolo "Grand Budapest Hotel" davanti alla tomba dell'Autore. L'inquadratura di sposta su un uomo anziano, l'autore, che ci spiega che ogni storia, per quanto inventata, prende il via sempre e comunque da una storia vera.
E lo vediamo, da giovane (1968), interpretato da un meraviglioso Jude Law, mentre vaga nel rinomato Grand Budapest Hotel, il più famoso hotel dell'immaginaria repubblica di Zubrowka, alla ricerca di un passatempo. Ed è proprio questo il motivo che lo porta a chiedere al padrone dell'hotel, Zero Moustafa (F. Murrey Abraham), come ne sia entrato in possesso.
Inizia un lungo flashback, in cui Zero ci racconta della sua giovinezza (1932) come lobby boy dell'hotel sotto le direttive del concierge Monsieur Gustave H. (Ralph Finnies). Egli è probabilmente il personaggio più interessante dell'intero film: eccentrico, raffinato, sempre impeccabile, ha una particolare relazione con tutte le anziane clienti. In particolare è entrato nelle grazie di Madame D., vecchia vedova miliardaria. Ma, in questa situazione apparentemente idilliaca, arriva il contrattempo che non può mancare in tutte le storie che si rispettino: Madame D. viene trovata morta. Monsieur Gustave e Zero partono immediatamente e, arrivati alla villa dove viene letto il testamento, scoprono che Madame D. ha lasciato un quadro di inestimabile valore, Ragazzo con mela, proprio al concierge che le era stato accanto nei suoi ultimi giorni. A questo punto, Monsieur Gustave ha contro l'intera famiglia, che voleva possedere l'intera ricchezza dell'anziana donna.
Parte una lunghissima fuga con conseguente inseguimento di cui non voglio svelarvi assolutamente nulla perché è assolutamente superba. Vi vorrei solo nominare Agatha, personaggio fondamentale per la storia di cui Zero si innamorerà subito. E' un personaggio a mio parere costruito splendidamente, interpretato dalla bravissima Saoirse Ronan.

La chiave di lettura del film appare subito chiara una volta che si sa che il film è ispirato alle opere del meraviglioso (a mio parere) Stefan Zweig, autore austriaco vissuto all'inizio del '900 le cui opere vennero bruciate dai nazisti. Risulta dunque evidente come la repubblica di Zubrowka non sia altro che l'Austria durante la presa di potere di Hitler e la conseguente occupazione nazista, come rendono evidente le figure di soldati che appaiono spesso sullo sfondo della trama principale e che comunque si lasciano avvertire sempre più prepotentemente a mano a mano che gli anni avanzano.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, dal momento che di opere su questo tema ne sono state girate parecchie e, non voglio negarlo, alcune sicuramente migliori. Vorrei invece convincervi a vedere questo film parlandovi della sua leggerezza, della sua freschezza e della sua pungente ironia, che forse non tutti riusciranno a cogliere appieno, ma che indubbiamente è uno dei punti di forza principali del film. Ci trasporta per una troppo breve ora e quaranta minuti in un mondo completamente nuovo, eppure contemporaneamente vecchio, a suo modo magico.

Vorrei spendere giusto due parole sulla colonna sonora, a mio parere stupenda di questo film, a opera del grande Alexandre Desplat. Accompagna in modo perfetto le atmosfere del film, adattandosi ad ogni singolo cambio di scena.

Voto generale: 9 zampette di Bagaglio

"Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità. Invero è questo che abbiamo a disposizione nel nostro modesto, umile, insignificante... oh, fanculo."

Alla prossima recensione!

IlBagaglio

Nessun commento:

Posta un commento